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venerdì 8 marzo 2013

IL CALCIO ARRIVA IN ITALIA, L'INTER PRIMA SQUADRA...MA IN BIANCONERO


Storia del calcio - 3° puntata



Gli esordi del calcio nel Bel Paese e la nascita del Football Club Internazionale.

Le cronache di fine '800 indicano nello svizzero Eduard Johann Peter Bosio, nativo di Zouz, il personaggio che avrebbe portato il football per la prima volta sulla penisola. Bosio, trasferitosi per studiare a Torino, fa la propria conoscenza con il calcio nel corso di un viaggio di lavoro in Inghilterra, dal quale rientra portando con se un prezioso cimelio, il primo pallone del quale si abbia memoria nel Bel Paese. Armato della curiosa sfera, si adopera per convincere i colleghi della filiale torinese della Ditta Adams, azienda di Nottingham, a cimentarsi in improvvisati match calcistici, con ogni probabilità in camicia e calzando scarpe da passeggio.
Un altro torinese illustre, Luigi Amedeo Giuseppe Maria Ferdinando Francesco di Savoia Duca degli Abruzzi, grande esploratore e alpinista, scopre in quegli anni il calcio, nel corso di una crociera sull'Amerigo Vespucci, nave con la quale compie la sua prima navigazione intorno al mondo.
Dato che Bosio è di origine elvetica, Luca di Amedeo potrebbe essere considerato il primo calciatore italiano della storia, se non fosse per il fatto che la sua città natale è Madrid.
Rientrato a Torino, il Duca degli Abruzzi allestisce una squadra con gli amici aristocratici, con la quale fronteggia la compagine fondata da Bosio. L'unione delle due formazioni porta alla nascita, probabilmente nel 1891, del nostro primo club calcistico, il Football Club Internazionale, il cui nome sta ad indicare che nella squadra militano giocatori di diverse nazionalità. La prima casacca adottata pare sia di colore granata, ispirata alladivisa maroon dello Sheffield FC, che è considerato il più antico club di calcio al mondo. Il granata viene però presto abbandonato in favore di una casacca bianco-nera. Le vicende dei colori dell'Internazionale sembrano scritte appositamente per non scontentare le odierne fazioni della Torino calcistica, che si dividono oggi giust'appunto tra granata e bianconeri.
La paradossale storia dell'approdo del calcio in Italia ci racconta quindi che il primo club è torinese e gioca con casacche bianconere ma, invece che Juventus, porta il nome degli acerrimi nemici dell'Inter. Restano esclusi quindi i rossoneri? Niente affatto, l'asso dell'Internazionale ci risulta essere il britannico Herbert Kilpin, primo capitano e allenatore del Milan. Tanto per non lasciare nessuno con l’amaro in bocca...

giovedì 7 marzo 2013

I PERSONAGGI - Giuseppe Meazza





Giuseppe Meazza (Milano, 23/08/1910 - Rapallo, 21/08/1979)

CARRIERA:
Inter: 1927/40 - 1946/47, 365 presenze, 247 reti
Milan: 1940/42, 37 presenze, 9 reti
Juventus: 1942/43, 27 presenze, 10 reti
Varese: 1943/44, 20 presenze, 7 reti
Atalanta: 1944/46, 14 presenze, 2 reti
Italia: 1930/39, 53 presenze, 33 reti

TITOLI:
2 scudetti, Inter (1929/30, 1937/38)
1 Coppa Italia, Inter (1938/39)
2 Campionati del Mondo, Italia (1934, 1938)
2 Coppa Internazionale, Italia (1927/30, 1933/35)
3 Capocannoniere Serie A, Inter (1929/30, 1935/36, 1937/38)
RUOLO: prima punta con doti tecniche da regista, che gli permettono all'occasione di arretrare il suo raggio d'azione.


STORIA:

Si racconta che da bambino il piccolo Meazza, che giocava come i brasiliani a piedi nudi per non rovinare le scarpe, fosse milanista; almeno fino a quando vide per la prima volta giocare Luigi Cevenini (III), in arte 'Zizì’, il fenomeno neroazzurro degli anni ’20. Il sogno di giocare al suo fianco non verrà mai realizzato, in quanto Cevenini lascerà l’Inter per trasferirsi alla Juventus proprio l’anno precedente al suo approdo in prima squadra.
L’ingresso nell’Inter ‘dei grandi’ viene favorito da Fulvio Bernardini, all’epoca centromediano neroazzurro; è proprio il ‘Fuffo’ a segnalare al mister ungherese Weisz il ragazzo dopo averlo osservato in allenamento. Il soprannome che lo accompagnerà per l'intera carriera è 'Balilla', affibiatogli dal compagno di squadra Leopoldo Conti il giorno dell'esordio nell'Inter nella Coppa Volta a Como: "Adesso andiamo a prendere i giocatori all'asilo! Facciamo giocare anche i balilla!".
Nel settembre del 1927 Giuseppe Meazza gioca la prima gara nel campionato italiano; la partita è Inter – Dominante Genova 6-1. Il giorno seguente la ‘Gazzetta dello Sport’ commenta: “All’apparenza gracile, si rivela al contrario dotato di una resistenza e soprattutto di una tenacia insospettabile…”.
Nel corso dell’annata seguente, l’ultima prima del’introduzione del girone unico, il diciottenne Meazza
realizza qualcosa come 38 reti in 29 gare. Siamo alle prime battute di una carriera senza precedenti per il calcio in Italia; Meazza sarà per anni l’indiscusso numero 1 nel nostro Paese, riuscendo anche a conquistare la gloria sui palcoscenici internazionali.
Grandi capacità realizzative ma anche colpi di genio improvvisi, serpentine irresistibili e assist illuminanti per i
compagni. Il dribbling 'alla Meazza' è una sintesi del suo talento: il 'Pepin' aspetta fermo l'avversario e al momento giusto lo salta, prendendolo in controtempo e allungandosi il pallone; spettacolare, irriverente ed efficace allo stesso tempo. Si tratta di un fantasista in grado, nonostante la statura non eccezionale (169 cm…), di fungere da vero e proprio centravanti.
Negli anni ’30 diventa un vero divo, che raggiunge vette di popolarità mai toccate nella penisola da un calciatore. E’ in questo periodo che arrivano i grandi successi, in particolare due titoli iridati consecutivi con la Nazionale di Vittorio Pozzo, il secondo da capitano in collaborazione con un altro grandissimo, Silvio Piola.
Alla soglia dei trent’anni la carriera del Balilla subisce una brusca frenata: una vasocostrizione a un piede lo tiene un anno fermo; al suo rientro dopo l’intervento chirurgico si trasferisce al Milan dove giocherà da regista, segnando anche un gol nel derby. A cavallo della Seconda Guerra Mondiale cambierà ancora diverse volte maglie, ricoprendo anche il ruolo di allenatore-giocatore, ma non tornerà mai a giocare ai
suoi livelli.
Nel 1946/47 si chiude il cerchio: i neroazzurri sono in difficoltà e rischiano la retrocessione; Meazza torna a stagione già ampiamente avviata e contribuisce a riportare la squadra in posizioni più tranquille. Terrmina qui la sua epopea sui campi verdi.

HAN DETTO DI LUI:
"Averlo in squadra significava partire da 1-0" – Vittorio Pozzo
"Era come giocare in dodici...". - Aldo Olivieri, portiere della
nazionale dal 1936 al 1940.
"E' stato indubbiamente il più grande giocatore italiano di
ogni tempo. Lo paragono a Di Stefano e Pelè". - Silvio Piola
"Il miglior prodotto del calcio italiano". "Un fenomeno di
intelligenza e di stile..." - Gianni Brera

CURIOSITA':
A Marsiglia, nel corso della semifinale del Mondiale del 1938, giocata contro il Brasile, Meazza è chiamato a battere un importantissimo calcio di rigore. Poco prima l’elastico dei suoi calzoncini si rompe; decide di non voler perdere l’attimo cambiandoseli: con una mano tiene l’elastico durante l’esecuzione, portiere da una parte e palla dall’altra. L’Italia vincerà 2-1 qualificandosi per la finalissima.

IL SUO NOME TRAMANDATO AI POSTERI:
Chi non conosce la leggenda del 'Balilla' ricorda il suo nome grazie allo stadio di San Siro in Milano, il più affascinante d’Italia, a lui intitolato dopo la sua morte. All’ingresso una lapide recita così:

A GIUSEPPE MEAZZA
ESPRESSO DAL SUO CUORE GENEROSO
IL POPOLO DI MILANO
INTITOLA
QUESTO GLORIOSO STADIO
PIU’ VOLTE ILLUMINATO
DALLE SUE GESTA D’ATLETA