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martedì 16 aprile 2013

Calcio e Resistenza - Storia del calcio 26° puntata


STORIA DEL CALCIO, RESISTENZA CADUTA MUSSOLINI CAMPIONATO DI GUERRA 1944


La caduta di Mussolini. Il campionato di guerra del ’44. La Liberazione.

Le disfatte collezionate dall’Italia nel corso della guerra culminano nel luglio del '43 con lo sbarco degli Alleati in Sicilia. Il 25 luglio Benito Mussolini si reca a Villa Savoia per conferire con Vittorio Emanuele II, il quale lo fa arrestare affidando il governo al generale Pietro Badoglio. Dopo più di vent’anni di dittatura, cade il regime fascista. 
Otto settembre 1943: Badoglio comunica alla Nazione: “Il governo italiano, riconosciuta l’impossibilità di continuare l’impari lotta contro la soverchiante potenza avversaria, nell’intento di risparmiare ulteriori e più gravi sciagure alla Nazione ha chiesto un armistizio al generale Eisenhower, comandante in capo delle forze alleate anglo-americane. La richiesta è stata accolta. Conseguentemente, ogni atto di ostilità contro le forze anglo-americane deve cessare da parte delle forze italiane in ogni luogo. Esse però reagiranno ad eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza”.
Il Re e il Governo lasciano la capitale per rifuguare verso sud nei territori controllati dagli Alleati. Mussolini, liberato dai paracadutisti tedeschi, costituisce a Salò, sul Lago di Garda, la ‘Repubblica Sociale Italiana’, un vero e proprio ‘governo fantoccio’ al comando dei nazisti. Si formano le brigate partigiane, che condurranno la Resistenza al nazi-fascismo.
La situazione appena descritta sembra rendere impensabile l’organizzazione di qualsivoglia manifestazione sportiva. Stoicamente la Federcalcio, emigrata nel nord del Paese, imbastisce invece un “campionato di guerra”, con gironi di qualificazione su base regionale. Ferruccio Novo riesce ad evitare l’arruolamento ai campioni del Torino, facendoli figurare alle dipendenze della FIAT: in questo periodo la denominazione della società è Torino-FIAT, ripensarci oggi fa di sicuro sorridere.... Le formazioni schierano gli elementi presenti in quel momento sul proprio territorio: è il caso del laziale Silvio Piola che, per restare vicino alla famiglia, gioca con il Torino-FIAT o del granata Romeo Menti, che compie il
percorso contrario per accasarsi momentaneamente al Castellamare di Stabia. Il fatto che il torneo venga portato a termine ha del miracoloso; si qualificano sei formazioni per il girone finale che si disputa all’Arena di Milano: Ambrosiana, Ampelea (Isola d’Istria), Montecatini, Torino, Venezia e Vigili del Fuoco di La Spezia. Il successo va agli spezzini, allenati dall’ex genoano Ottavio Barbieri, che imposta la
squadra con un modulo a metà tra il metodo e il sistema, il cosiddetto “mezzo sistema”. Il titolo verrà considerato solo ‘onorifico’, a causa di un campionato fuori dagli schemi della Serie A e, probabilmente, anche per lo scarso peso politico di La Spezia in seno alla Federazione.
Si gioca anche nel resto d’Italia. A Roma la Lazio vince il Campionato Romano di Guerra; subito dopo la liberazione del 4 giugno 1944, Fulvio Bernardini organizza un torneo. In Puglia il Conversano si aggiudica sia il campionato regionale che la Coppa pugliese. Altri campionati regionali nel '45 nel centro-sud già liberato: in Puglia vince il Bari, in Sicilia il Palermo, nel Lazio la Roma, in Campania lo Stabia.
Il 25 aprile 1945 il Comitato di Liberazione Nazionale ordina l’insurrezione. Mentre Benito Mussolini viene catturato a Dongo sul Lago di Como per essere poi giustiziato, le forze popolari liberano una ad una le città del nord. Il 29 aprile i rappresentanti delle forze armate tedesche in Italia firmano la resa che diverrà operativa il 2 giugno. E’ il trionfo della Resistenza, pagato a caro prezzo in termini di vittime: oltre novemila caduti tra i civili, più di trentaseimila tra gli eroici partigiani.
Dopo una breve esperienza per Fulvio Bernardini nel ruolo di commissario straordinario della Federazione, l’ingegner Ottorino Barassi, gran ‘maneggione’ della politica pallonara e per un decennio segretario federale, viene eletto reggente. Il mandato è quello di guidare la transizione verso la ricostituzione di un organismo democratico; nella realtà deifatti il reggente reggerà e presiederà fino al 1958…alla faccia della transizione!
Il Liguria si scioglie restituendo agli sportivi liguri l’AndreaDoria e la Sampierdarenese. L’Ambrosiana torna ad essere l’Inter, il Milano Milan, il Genova 1893 Genoa e via dicendo…

sabato 13 aprile 2013

Roma Campione d'Italia - Storia del calcio 24° puntata


Ultimo titolo per lo squadrone bolognese. Infuria la Guerra. Primo scudetto per i giallorossi.

La stagione 1940/41 presenta l'ultimo atto dell'alternanza nell'albo della Serie A tra Bologna e Ambrosiana-Inter; siamo al canto del cigno per il Bologna 'che tremare il mondo fa', campione d'Italia per la quarta volta negli ultimi sei anni. I felsinei incrementano il proprio tasso tecnico soffiando il 'vecchio' Giovanni Ferrari proprio ai neroazzurri. La gara che palesa l'evidente superiorità rossoblu è lo scontro diretto della decima di ritorno: Bologna-Ambrosiana termina con un eloquente 5-0 a favore dei padroni di casa, grazie alle doppiette di Biavati e Reguzzoni e alla rete di Puricelli. Alle spalle delle prime due si piazzano il Milan, che ha dovuto mutare la sua denominazione in 'Milano' per non urtare la sensibilità fascista, e Fiorentina. Tra i rossoneri si distinguono Aldo Boffi e il giovane centravanti Gino Capello; gioca quattordici partite segnando sei reti Giuseppe Meazza, passato non senza polemiche ai 'cugini' non rientrando più nei progetti del biscione. Con i viola un ventunenne Romeo Menti realizza diciassette reti, piazzandosi al secondo posto della classifica cannonieri, nella quale primeggia Puricelli, al pari del giallorosso Amadeo Amadei. In B Bari e Novara, quest'ultima condannata dal quoziente reti che salva invece la Lazio. 
La finale di Coppa Italia ha come protagoniste Roma e Venezia. L'andata si gioca nella capitale e termina con il risultato di 3-3; tra i lagunari segna una doppietta Valentino Mazzola, mezz'ala che come avremo modo di approfondire saprà farsi valere (eccome!) nelle stagioni successive con la maglia del Torino. Si va al replay giocato a Venezia, con successo per i padroni di casa con gol di Ezio Loik, un altro che farà la storia granata. Primo e a tutt'oggi unico alloro per i veneziani.
La guerra va avanti ed espande i suoi tristi scenari in Africa e Asia; nel dicembre del '41 scendono in campo anche gli Stati Uniti trasformando il conflitto in una questione di dimensioni planetarie. L'Italia subisce una serie imbarazzante di disfatte che rischiano di affossare la credibilità del regime fascista. Nonostante tutto la Serie A è tra i pochi tornei europei a non interrompere l'attività agonistica. Ferma invece la nazionale per tutto il 1941, vista l'oggettiva impossibilità di organizzare match internazionali. E allora avanti, imperterriti, il calcio non si ferma.
Campionato 1941/42. Il Venezia di Mazzola e Loik si rende protagonista di una grande partenza, ma alla lunga deve subire il rientro di Roma e Torino; chiuderà con un prestigioso terzo posto dietro ai granata. Lo scudetto va alla Roma; è il primo titolo per una squadra del centro-sud, il primo trionfo per la 'Città Eterna', a coronamento del progetto avviato a fine anni '20 con la fondazione della società giallorossa e con la riunificazione delle squadre di tutta la penisola nel campionato a girone unico. I giallorossi sono guidati in panchina dall'ungherese Alfréd Schaffer, ex CT della nazionale magiara; giocatori simbolo l'anziano portiere Guido Masetti (34 anni) e il giovane attaccante Amedeo Amadei (20 anni), autore di diciotto reti. L'entusiasmo capitolino porta Amadei ad essere soprannominato "l'Ottavo Re di Roma", definizione più volte riciclata per i campioni della Roma che gli succederanno. Questa la formazione Campione: Masetti; Brunella, Andreoli; Donati, Mornese, Bonomi; Krieziu, Cappellini, Amadei, Coscia, Pantò. Negli ambienti ben informati si sussurra che la vittoria romanista fosse stata pilotata dal regime, con l'intento di regalare prestigio alla Capitale in un periodo storico oggettivamente critico per la credibilità del fascismo. Resta il fatto che nessuna prova di illecito è mai emersa a riguardo. 
Ancora una volta (la terza in carriera) è Aldo Boffi il principe dei marcatori. Dopo alcune stagioni non degne della sua fama, torna a farsi valere con diciotto realizzazioni Silvio Piola, che riporta la Lazio nelle posizioni nobili della classifica dopo aver rischiato la B l'anno prima. Nella serie cadetta scendono invece Modena e, per la prima volta, il Napoli; partenopei penalizzati, più che da demeriti dal punto di vista tecnico, dalla difficoltà da parte degli atleti di allenarsi con costanza e affrontare serenamente l'attività agonistica sotto i continui bombardamenti della città da parte degli anglo-americani. Coppa Italia alla Juventus che supera in finale il Milan. 
In primavera la nazionale di Pozzo scende in campo dopo un anno e mezzo di inattività. Il 5 aprile gli azzurri regolano a Genova 4-0 la Croazia; esordio assoluto per Valentino Mazzola. Due settimane dopo stessa sorte a Milano per la Spagna. Apparizioni organizzate con l'intento di contribuire a risollevare il morale del 'Bel Paese'; si tornerà a giocare solo dopo la fine del conflitto.

mercoledì 10 aprile 2013

Scoppia la guerra, Show must go on - Storia del calcio 23° puntata

STORIA DEL CALCIO, SECONDA GUERRA MONDIALE SCUDETTO INTER


Quinto scudetto per l'Inter. Si conclude il periodo della grandeur azzurra.

L'undicesimo campionato di Serie A prende il via il 17 settembre 1939, sedici giorni dopo l'aggressione nazista alla Polonia. Mentre l'Europa conosce la ferocia hitleriana, l'Italia dichiara la sua "non belligeranza", forte del 'Patto d'Acciaio' stipulato il 22 maggio 1939 con la Germania. 
Nella stagione 1939-40 viene riproposto il duello tra Bologna, campione uscente, e Ambrosiana-Inter. Con Meazza fermo a causa del suo 'piede gelato', i neroazzurri affidano la regia delreparto offensivo all'italo-argentino Demarìa; l'allenatore austriaco Tony Cargnelli, subentrato a Castellazzi nel 38', rinverdisce la sua formazione con due giovani attaccanti: l'ex Como Umberto Guarnieri ed Enrico Candiani, prodotto delle giovanili. Il due volte Campione del Mondo Giovanni Ferrari, ormai 33enne, resta ai margini disputando solo otto gare.
Mentre si battaglia in campionato, la nazionale di Pozzo torna in campo il 12 'sistema' (WM) novembre a Zurigo contro la Svizzera. In terra elvetica arriva per gli azzurri una brutta scoppola; la sconfitta (3-1) interrompe un'imbattibilità durata addirittura quattro anni (ultimo ko Cecoslovacchia-Italia 2-1 del 27 ottobre 1935). Si fanno sempre più insistenti le pressioni nei confronti del CT per passare al ', lo schema tattico inventato da Chapman nel '25 e sempre più diffuso un tutto il continente. Anche se controvoglia, Pozzo si adegua e per la sfida con la Germania del 26 novembre propone una formazione
imperniata sul Genoa di William Garbutt, unica squadra tra le grandi italiane ad applicare il sistema. A Berlino, con sette uomini su undici pescati tra i genoani, si affrontano i tedeschi, già avvezzi al WM, sperimentando il cambio di modulo; il risultato è disastroso: Italia travolta 5-2. Le due sconfitte consecutive rappresentano di fatto la chiusura della 'grandeur' azzurra degli anni '30. Siamo alle prime schermaglie della battaglia tra 'sistemisti' e 'metodisti', che animerà addetti ai lavori ed appassionati per almeno un decennio.
La sfida scudetto si risolve solo all'ultima giornata, complice un calendario che mette di fronte le prime della classe. Alla vigilia dello scontro diretto di Milano l'Ambrosiana ha un solo punto di vantaggio sul Bologna; i neroazzurri possono quindi giocare per il pareggio, ma al 9' sono già avanti grazie alla rete di Ferraris II. Il risultato non cambia fino al fischio finale e l'Inter è per la quinta volta Campione d'Italia, la
seconda nell'arco di sole tre stagioni. Al quanto curiosa la sequenza dei trionfi interisti, se si esclude il 1938, un titolo ogni dieci anni: 1910, 1920, 1930 e 1940. Alle spalle di Ambrosiana e Bologna, si classificano nell'ordine Juventus, Lazio, Genova e Torino. Il Napoli si salva in extremis a danno del Liguria che, dopo l'inatteso exploit dell'annata precedente, retrocede in B in compagnia del Modena. In testa alla classifica dei marcatori c'è nuovamente il milanista Aldo Boffi, ribattezzato dai suoi sostenitori "il bombardiere di Seregno".
Il 10 giugno 1940, ingolosito dai successi nazisti, Benito Mussolini annuncia la scesa in campo dell'Italia nel conflitto mondiale. La prima offensiva è contro la Francia, attaccata sul fronte alpino. Il calcio, potentissimo strumento di propaganda negli anni '30 per il regime fascista, non può e non deve fermarsi: dopo soli cinque giorni va regolarmente in scena la finale di Coppa Italia, vinta 1-0 dalla Fiorentina sul Genova.

sabato 6 aprile 2013

Campioni del Mondo! Campioni del Mondo! - Storia del calcio 21° puntata


STORIA DEL CALCIO, ITALIA CAMPIONE DEL MONDO FRANCIA 1938



L'Italia trionfa nella Francia anti-fascista

La sede della Terza Coppa Rimet viene definita nel corso delle Olimpiadi di Berlino del '36. Subito spezzato il principio dell'alternanza continentale: l'edizione successiva a quella italiana è infatti assegnata alla Francia. Decisione fortemente contestata dai paesi sudamericani; Argentina e Uruguay manifestano il loro sdegno decidendo di non partecipare alla contesa. Ancora assenti gli inglesi che insistono nello snobbare i Mondiali, nonostante gli occasionali incontri con il football degli altri paesi abbiano ormai dimostrato che non sono più di un altro pianeta. Manca anche la Spagna, stravolta dalla guerra civile.
Il clima politico nel quale ci si avvicina alla manifestazione iridata non è dei migliori: a marzo la Germania nazista aveva annunciato l'annessione dell'Austria, trasformando il paese in una provincia tedesca. Si gioca in una terra antifascista e antinazista, il chè non semplifica certo le cose. Dimostrazione il fatto che il calendario non viene modificato relativamente alla presenza dell'Austria tra le formazioni qualificate, non riconoscendo di fatto l'Anschluss: l'ottavo di finale Austria-Svezia viene regolarmente messo in programma, assegnando la vittoria alla Svezia per il forfeit austriaco.
Tra le iscritte tredici squadre europee: Austria, Belgio, Cecoslovacchia, Francia, Germania, Italia, Norvegia, Olanda, Polonia, Romania, Svezia, Svizzera, Ungheria; a completare il lotto Brasile, Cuba e Indie Olandesi.
Vittorio Pozzo, nonostante il successo del '34, si presenta con una rosa completamente rivoluzionata: tra i ventidue convocati sono presenti solo quattro iridati (Guido Masetti,Eraldo Monzeglio, Giovanni Ferrari e Giuseppe Meazza), il buon Marcello Lippi, 72 anni dopo, non avrà l'acume di prendere a modello l'illustre predecessore. Tra le fila di una formazione costruita per esaltare le doti realizzative di Silvio Piola, la continuità è rappresentata da Meazza, giovane campione quattro anni prima, capitano e stella di livello mondiale nel '38 .
Negli ottavi gli azzurri sono contrapposti alla Norvegia, il 5 giugno a Marsiglia. Italia subito avanti grazie a Ferraris II che sblocca dopo soli 2'. Tutto sembra presagire che possa finire in goleada, visto il divario tecnico. Invece i norvegesi mettono in seria difficoltà l'Italia, pareggiando all'83' e costringendola ai supplementari. Al 94' il gol qualificazione di Piola, rapidissimo ad avventarsi su di un pallone non trattenuto dal portiere.
La sorpresa del primo turno è l'eliminazione della Germania, notevolmente rinforzata dall'inserimento dei nazionali austriaci, ad opera della modesta Svizzera. La prima gara termina sull'1-1 e si va al replay. I tedeschi, avanti 2-0 dopo soli 22', crollano alla distanza subendo quattro reti dai contropiedisti elvetici. La disfatta scatena la collera di Hitler nei confronti della sua squadra.
Nei quarti all'Italia tocca affrontare i padroni di casa. Pozzo decide di correggere il suo undici titolare con tre cambi, dopo la non esaltante prestazione con la Norvegia. Fuori, tra gli altri, Eraldo Monzeglio, pupillo e maestro di tennis di Mussolini. L'Italia scende in campo con una tenuta nera, su ordine esplicito giunto da Roma; i giocatori si schierano ed eseguono l'immancabile saluto romano all'indirizzo deglispettatori: dalle tribune bordate di fischi; Pozzo sfida i francesi facendo ripetere il saluto altre due volte, finchè il pubblico non rumoreggia più. Si può giocare... Italia in vantaggio al 9' con Colaussi su suggerimento di Meazza, pareggio immediato dei transalpini con Heisserer. Nella ripresa gli azzurri (in camica nera…) mettono in mostra tutte le loro qualità annichilendo i francesi e imponendogli l'eliminazione con una doppietta di Piola. Il 3-1 vale la semifinale.
L'avversario successivo è forse il più temibile: il Brasile del forte attaccante Leonidas, soprannominato 'il diamante nero'. Si gioca a Marsiglia, mentre la finale è in programma a Parigi. Pozzo viene a sapere che i brasiliani hanno già acquistato i biglietti aerei per la capitale e si offre di comprarli in caso di vittoria. I dirigenti carioca fanno presenteche non sarà necessario, in quanto non è in discussione la loroqualificazione. Il CT si indigna ma decide di sfruttare l'episodio raccontandolo ai suoi giocatori, fornendogli così un'ulteriore motivazione per dare tutto quello che hanno in campo. Il Brasile, talmente convinto della propria superiorità da non voler schierare Leonidas, preservandolo per Parigi, propone un gioco funambolico, fa la partita ma non riesce a portare pericoli importanti per la porta difesa da Olivieri. Al 51' passa l'Italia con una rete di Colaussi; passano pochi minuti e Piola, lanciato da Meazza, viene atterrato in area, è rigore. Trasforma "Balilla", tirando mentre con la mano si tiene sù i calzoncini con l'elastico rotto. L'Italia resta chiusa dietro e fa girare palla per portare a casa il risultato; il gol verdeoro, segnato nel finale dall'oriundo italiano Romeo, è buono solo per le statistiche. Si va a Parigi...in treno! Magra consolazione per il Brasile il terzo posto finale, ottenuto battendo nella 'finalina' 4-2 la Svezia. Con sette reti in tre gare giocate, Leonidas è il capocannaniere.

19 giugno 1938, Stade Olympique de Colombes, Parigi. Finale del terzo Campionato del Mondo.
ITALIA: Olivieri; Foni, Rava; Serantoni, Andreolo, Locatelli;
Biavati, Meazza, Piola, Ferrari, Colaussi. Allenatore: Pozzo
UNGHERIA: Szabo; Polgar, Biro; Szalay, Szucs, Lazar; Sas,
Vincze, Sarosi I, Zsengeller, Titkos. Allenatore: Schaffer
Arbitro: Capdeville (Francia)

In molti ritengono che la vera finale del Mondiale l'Italia l'abbia già vinta con il Brasile. In effetti, nonostante i frequenti confronti, gli azzurri non perdono con i magiari da addirittura tredici anni. L'elemento di spicco è Gyorgy 'Giorgio' Sarosi, campione italo-ungherese del Ferencvaros. Due gol in avvio, uno per parte: a Colaussi risponde Tiktos. Poi gli uomini di Pozzo prendono piede e fanno valere la maggiore caratura raddoppiando con Piola e allungando con la seconda rete di Colaussi. Nella ripresa Sarosi riapre momentaneamente la gara con il punto del 3-2; ci pensa Piola con un destro al volo a chiudere il discorso all'82'. Ancora una volta in cattedra c'è il "Balilla" Meazza, leader assoluto in campo e autore di due assist.
Il 20 giugno'38 'La Gazzetta dello Sport' titola: "Apoteosi dello sport fascista nello stadio di Parigi - Strepitosa vittoria della squadra italiana nel campionato mondiale di calcio". Decisamente più realista il commento di Antonio Ghirelli: "Il secondo titolo mondiale fu, insomma, il capolavoro del contropiede; una splendida conquista difensiva, nel cui quadro Pozzo assumeva piuttosto la fisionomia di un calcistico Suvorov che quella di un Napoleone".

mercoledì 3 aprile 2013

Finalmente Inter - Storia del calcio 20° puntata


STORIA DEL CALCIO, FINALMENTE INTER PAZZA INTER MONDIALI 1938



Il combattutissimo campionato del 1937-38. L'Italia si prepara per i Mondiali.

Campionato 1937-38 combattutissimo, forse il più equilibrato nella storia della Serie A. Al termine del girone d'andata l'Ambrosiana-Inter, allenata dall'ex mediano neroazzurro Armando Castellazzi, ha quattro punti di vantaggio sul terzetto composto da Bologna, Juventus e Genova 1893. Il 13 marzo, vincendo per 2-1 lo scontro diretto contro Meazza e compagni, la Juventus effettua il sorpasso; due settimane dopo, complice l'inattesa sconfitta dell'Ambrosiana contro il Liguria (l'ex Sampierdarenese), i bianconeri si portano a + 3 e danno la netta impressione di essere ormai lanciatissimi verso il titolo. La formazione piemontese, guidata in panchina dal 'monumento' Virginio Rosetta, frena invece bruscamente, raccogliendo solo due punti in tre giornate e permette al gruppone delle inseguitrici di rientrare.
Alla penultima sono addirittura sette le squadre ancora matematicamente in lizza per il tricolore: Ambrosiana-Inter, Bologna, Genova 1893, Juventus, Milan, Roma e Triestina; situazione mai verificatasi prima. I bianconeri non riescono a tenere i nervi saldi e buttano letteralmente uno scudetto che sembrava già cucito sulle loro maglie. Arbitro del campionato ancora una volta il Liguria, che espunga Torino stoppando la capolista. L'Ambrosiana non si fa pregare e con due successi consecutivi (Roma e Bari) si aggiudicano il quarto titolo della sua storia. Juventus seconda a due lunghezze davanti a Milan e Genova 1893. La prima in classifica e la Triestina, che chiude al settimo posto, sono divise da soli cinque punti. Lo scudetto del '38 è il risultato della profiqua annata del tandem offensivo composto da Meazza, per la terza volta capocannoniere in Serie A, e Pietro Ferraris (Ferraris II), autori in coppia di 34 gol sui 57 realizzati complessivamente. Atalanta e Fiorentina scendono in B. Rivincita meneghina sui rivali di Torino, che li avevano costretti a tre secondi posti consecutivi tra il 1933 e il 1935. In quegli anni l'Ambrosiana era stata forse la squadra con il maggior tasso tecnico, ma priva della continuità necessaria per risultare anche vincente. Già negli anni '30 è una "Pazza Inter". A parziale consolazione per la disfatta in campionato, la Juventus si aggiudica la Coppa Italia; la finale è il derby contro il Torino, superato 3-1 all'andata e 2-1 al ritorno.
Nel maggio del '38, dopo una lunga serie di esperimenti, il CT Vittorio Pozzo definisce la rosa per affrontare il Mondiale francese.
Portieri: Carlo Ceresoli (Bologna), Guido Masetti (Roma), Aldo Olivieri (Lucchese).
Difensori: Michele Andreolo (Bologna), Alfredo Foni (Juventus), Eraldo Monzeglio (Roma), Renato Olmi (Inter-Ambrosiana), Pietro Rava (Juventus).
Centrocampisti: Aldo Donati (Roma), Bruno Chizzo (Triestina), Mario Genta (Genoa), Giovanni Ferrari (Inter-Ambrosiana), Ugo Locatelli (Inter-Ambrosiana), Mario Perazzolo (Genoa), Pietro Serantoni (Roma).
Attaccanti: Sergio Bertoni (Genoa), Amedeo Biavati (Bologna), Luigi Colaussi (Triestina), Pietro Ferraris (Inter-Ambrosiana), Giuseppe Meazza (Inter-Ambrosiana), Piero Pasinati (Triestina), Silvio Piola (Lazio).
Prima della spedizione iridata gli azzurri, qualificati d'ufficio alla competizione in quanto detentori del titolo, testano la loro condizione affrontando in amichevole Belgio e Jugoslavia. Due vittorie a valanga (6-1 e 4-0) con dieci reti realizzate, quattro delle quali portano la firma di Silvio Piola. I Campioni del Mondo sono rodati e pronti alla battaglia.

lunedì 1 aprile 2013

Il Bologna che tremare il mondo fa - Storia del calcio 19° puntata


STORIA DEL CALCIO, BOLOGNA CHE TREMARE IL MONDO FA GIOCHI OLIMPICI 1936



La fuga degli italo-argentini della Roma. L'Oro Olimpico di Berlino. I trionfi dei felsinei. Torna la Coppa Italia.

Il torneo che prende il via nel settembre del 1935 è preceduto da un avvenimento al quanto scomodo per il regime: tre italoargentini della Roma, Scopelli, Stagnaro e Guaita, preoccupati dall'eventualità di poter essere arruolati dall'Esercito in vista della spedizione in Etiopia, fuggono in Francia per poi rientrare in patria. I tre vengono accusati di traffico illecito di valuta e tacciati dalla stampa di essere degli 'spregevoli traditori'. Lo scandalo è acuito dall'imbarazzante presenza nel terzetto del Campione del Mondo Enrique Guaita.
Lo scudetto va al Bologna del presidente Renato Dall'Ara, che nella stagione precedente si era aggiudicato per la seconda volta la Mitropa Cup; sulla panchina dei felsinei l'ungherese Weisz, tecnico dell'Ambrosiana campione nel 30'. Superata di una sola lunghezza la Roma e di due il Torino. Le rivali del campionato precedente si piazzano alle spalle delle prime tre: quarta l'Ambrosiana e solo quinta la Juventus del 'dopo quinquennio', colpita in estate dall'improvvisa morte del Presidente Edoardo Agnelli. Con 25 gol ‘Pepp’ Meazza primeggia nella classifica dei marcatori.
Il 24 novembre 1935, all'Arena di Milano, la nazionale azzurra ottiene un pesantissimo pareggio contro l'Ungheria, che vale la conquista della Terza Coppa Internazionale. Secondo successo in tre edizioni per l'Italia, che ribadisce la propria leadership a livello internazionale.
Nel 36', a distanza di quattordici anni dalla prima edizione vinta dal Vado, si torna a disputare la Coppa Italia. La formula è mutuata dalla Coppa d'Inghilterra, con apertura anche alle squadre delle categorie inferiori (Serie B e Serie C) e con gara secca ad eliminazione diretta e replay in caso di pareggio. Tra le novantotto iscritte la spunta il Torino, vincente nella finale di Marassi sull'Alessandria (5-1). 
Un altro successo per il calcio italiano arriva ai Giochi Olimpici del 1936, organizzati a Berlino, capitale della Germania nazista. Le regole impongono di schierare solo atleti dilettanti; la federazione le interpreta a modo suo facendo ricorso a studenti militanti nei campionati professionistici. Tre vittorie su tre gare disputate portano gli 'azzurrini' in finale: 1-0 agli Stati Uniti, 8-0 al Giappone e 2-1 alla Norvegia. Di fronte a qualcosa come 100.000 spettatori, i ragazzi di Pozzo affrontano e battono 2-1 l'Austria (1-1 dopo i tempi regolamentari), conquistando l'ambita medaglia d'oro.
Campionato 1936-37. Secondo scudetto consecutivo per lo squadrone bolognese, "il Bologna che tremare il mondo fa", come viene ribattezzato dai propri tifosi dopo due campionati e una Mitropa Cup vinti in tre anni. Questa la formazione Campione: Ceresoli; Fiorini, Gasperi; Montesanto, Andreolo, Corsi; Biavati, Sansone, Busoni, Fedullo, Reguzzoni. Nel finale di stagione torna tra i compagni anche 'il vecchio' Schiavio, che con due gol in due presenze fornisce il suo contributo al successo. Questa volta l'ultima ad arrendersi è la Lazio di Silvio Piola, capocannoniere con 21 reti. Lazio protagonista anche in Europa con la finale di Mitropa Cup persa contro gli ungheresi del Ferèncvaros. Si avvicina finalmente alle posizioni che contano il Milan, quarto dietro a Torino. Tracollo della Roma, che chiude con un anonimo decimo posto. Coppa Italia al Genova 1893. 
A fine stagione il Bologna coglie forse il successo di maggior prestigio. Si tratta del Torneo Internazionale, che la Federazione Francese organizza in occasione dell'Expo Universelle. Invitate le migliori formazioni di otto paesi europei. Gli emiliani superano i francesi del Sochaux (4-1) e i cechi dello Slavia (2-1). In finale tocca al Chelsea Campione d'Inghilterra saggiare la consistenza della squadra di Weisz: il successo con il risultato di 4-1 regala al Bologna laconsapevolezza di essere una delle formazioni più forti a livello mondiale, probabilmente la più forte in assoluto, vista anche la presenza degli inglesi, che non si 'abbassano' ancora a cimentarsi nelle altre manifestazioni (Campionato del Mondo,Coppa Internazionale, Mitropa Cup ecc…).

domenica 31 marzo 2013

5 maggio, che déjà vu! - Storia del calcio 18° puntata


STORIA DEL CALCIO, 5 MAGGIO LAZIO-INTER BATTAGLIA DI HIGHBURY SILVIO PIOLA



I neroazzurri vivono il '5 maggio' 67 anni prima. La battaglia di Highbury.

Smaltita la sbornia iridata, ci si rituffa nella Serie A. La stagione 1934-35 è la prima con un torneo a 16 squadre e non più 18, riduzione resa necessaria per non appesantire troppo un calendario che inizia ad essere ricco anche di impegni internazionali.
Emblematico il caso di calcio mercato che coinvolge il giovane Silvio Piola prima dell'inizio del campionato: la Pro Vercelli si accorda con l'Ambrosiana per la cessione del centravanti, richiesto anche dalla Lazio. Il trasferimento viene bloccato, si racconta su precisa disposizione di Mussolini; Piola approda così in casa biancoceleste per l'ingente cifra di 250.000 lire. Da sottolineare alcuni dettagli di non poco conto: il Duce è tifoso della Lazio, il Presidente Federale Giorgio Vaccaro è colui che nel '27 ne aveva impedito la fusione con gli altri sodalizi capitolini in occasione della fondazione della Roma. Sta di fatto che lo stesso Piola, anni dopo, commenterà così l'episodio: "allora un calciatore poteva dire solo di sì".
Nel frattempo l'aristocrazia futbolistica inglese decide di degnare i Campioni del Mondo di una sfida con i maestri. Il 14 novembre 1934 l'Italia affronta l'Inghilterra nello Stadio Highbury di Londra. Su un campo appesantito da una pioggia incessante, i padroni di casa forniscono una lezione di calcio realizzando tre reti nei primi 12'; il portiere dell'Ambrosiana Ceresoli evita il tracollo parando un calcio di rigore. Come se non bastasse gli azzurri si ritrovano in inferiorità numerica a causa dell'infortunio occorso a Monti. Nella ripresa avviene qualcosa che ha dell'incredibile: gli italiani segnano due gol con Meazza e 'rischiano' in più occasioni di raggiungere il clamoroso pareggio. Termina con una sconfitta (finale 3-2) una gara che la retorica dell'epoca trasformerà nell'impresa dei "Leoni di Highbury".
La sfida per il titolo è un'appassionante lotta tra tre contendenti: i campioni bianconeri, l'Ambrosiana di Meazza e la Fiorentina. I toscani, in testa alla classifica al giro di boa, abbandonano la contesa solo alla penultima giornata, a causa della sconfitta subita sul campo dell'Alessandria. Alla vigilia dell'ultimo turno Ambrosiana e Juventus si trovano a pari punti. Nel frattempo la Juve ha allontanato Carlo Carcano, tecnico pluricampione, ufficialmente per 'motivi personali'; in realtà l'omossessualità dell'allenatore (reale o presunta che fosse) non era ritenuta edificante dalla dirigenza.
Giornata conclusiva: la Juventus fa il suo espugnando Firenze con un gol di Ferrari. L'Ambrosiana è chiamata ad affrontare a Roma una Lazio che non ha più nulla da chiedere. Tra le fila dei capitolini due ex neroazzurri: Levratto e Viani. L'esito della gara sembra scontato, invece la Lazio, dopo essere passata in svantaggio, pareggia proprio con Levratto e allunga grazie a una tripletta di Piola, l'uomo che avrebbe potuto giocare la sfida con l'altra maglia; inutile il gol di Meazza, finisce 4-2. "Il calcio è strano", "il calcio è crudele", quante volte abbiamo sentito pronunciare, spesso anche a sproposito, tali banalità? In questo caso si tratta invece di espressioni decisamente azzeccate: stessa gara (Lazio-Inter), stesso risultato (4-2), stessa situazione (titolo in bilico all'ultima giornata) e stesso esito (scudetto alla Juventus)... Purtroppo per i tifosi interisti, questo "dramma sportivo" riproporrà un identico copione 67 anni dopo, nella data ormai entrata a far parte della mitologia pallonara: 5 maggio 2002. Che sconcertante déjà vu!
Quinto e ultimo scudetto consecutivo per la Juventus, il settimo della sua storia. Un'altra formazione sette volte Campione lascia il palcoscenico della Serie A: si tratta della Pro Vercelli che, orfana di Piola, colleziona appena quindici punti e retrocede in Serie B in compagnia del Livorno. La grande epopea dei bianchi si chiude qui, i vercellesi non riusciranno più a tornare nella massima divisione. Solo un anno di 'purgatorio' invece per il Genova 1893, vincitore del campionato cadetto.

sabato 30 marzo 2013

Campioni del Mondo! - Storia del calcio 17° puntata


STORIA DEL CALCIO, MONDIALI 1934 VITTORIO POZZO GIUSEPPE MEAZZA



La cavalcata azzurra verso il sogno iridato.

Trionfale il match d'esordio degli azzurri, il 27 maggio a Roma: un 7-1 agli Stati Uniti che non ammette diritto di replica. Tripletta per Schiavio, due reti a testa per Meazza e Orsi e una per Ferrari. Si tratta della cinquantaduesima e ultima presenza di Virginio Rosetta in Nazionale. Insieme all'Italia passano il turno Spagna, Germania, Svezia, Austria, Ungheria, Cecoslovacchia e Svizzera; subito fuori tutte le formazioni extra-europee.
Il 31 maggio a Firenze si gioca il quarto di finale tra l'Italia e la Spagna di Ricardo Zamora Martinez, 'El Divino', leggendario estremo difensore del Real Madrid. Succede tutto nel primo tempo: vantaggio delle 'furie rosse' con Regueiro e pareggio poco prima dell'intervallo di Ferrari. In occasione del gol italiano l'arbitro Baert sorvola su una carica di Schiavio su Zamora e saggiamente (...) convalida. Nessuna rete nella ripresa e nemmeno nei due tempi supplementari. Gli italiani sferrano botte da orbi, senza che il direttore di gara si scomponga troppo. Non essendo ancora in uso la lotteria dei rigori, la sfida va ripetuta. Nonostante i 120' giocati, replay dopo solo ventiquattro ore. Pozzo cambia quattro elementi su 11 per rinfrescare la squadra; la formazione spagnola è rivoluzionata, causa i numerosi infortuni provocati dalle 'attenzioni' della difesa azzurra. L'Italia segna al 12' con Meazza e difende il risultato fino in fondo qualificandosi per la semi finale. Come già successo il giorno prima, l'arbitraggio risulta compiacente nei confronti dei padroni di casa; a tal proposito spiega il Maestro Gianni Brera: "La seconda battaglia è più furente della prima, al punto che Borel II, povero novellino, finisce per provarne qualche rimorso: sta' zitto, bocia! lo ammoniscono gli anziani. Alla guerra come alla guerra". E ancora: "L'arbitro svizzero Mercet è così comprensivo delle nostre necessità organizzative che il suo comportamento viene considerato scandaloso: la stessa Federcalcio svizzera provvederà a sospenderlo appena rientrato in patria".
Passano al turno successivo anche Germania, Cecoslovacchia e Austria. Le semifinali sono Italia-Austria e Cecoslovacchia-Germania. Italia di nuovo in campo il 3 giugno a Milano per affrontare i quotatissimi austriaci. Un'altra vittoria azzurra, ancora con il risultato di 1-0. Il gol che vale l'accesso alla finalissima viene realizzato da Enrique Guaita, attaccante italo-argentino della Roma, al 18' nel corso di una mischia su calcio d'angolo. Nell'altra semifinale prevalgono i cechi che, grazie a una tripletta di Nejedlt (capocannoniere a fine torneo con cinque realizzazioni), si impongono per 3-1 sui tedeschi. Il 7 giugno, contro ogni pronostico, la Germania supera 3-2 l'Austria e si guadagna il terzo posto finale.

10 giugno 1934, Stadio del Partito Nazionale Fascista diRoma, Finale del secondo Campionato del Mondo.
ITALIA: Combi; Monzeglio, Allemandi; Ferraris IV, Monti,
Bertolini; Guaita, Meazza, Schiavio, Ferrari, Orsi. Allenatore:
Pozzo
CECOSLOVACCHIA: Planicka; Zenisek, Ctyroky; Kostalek,
Cambal, Krcil; Junek, Svodoba, Sobotka, Nejedly, Puc.
Allenatore: Petru
Arbitro: Eklind (Svezia)

Il match si disputa di fronte a 45.000 spettatori, tra i quali un gongolante Benito Mussolini. Gara dall'elevato contenuto agonistico più che tecnico. A metà secondo tempo Puc gela lo stadio romano superando Combi dalla distanza. L'Italia accusa il colpo e rischia di capitolare pochi minuti dopo, salvata dal provvidenziale palo su cui si stampa la conclusione di Svoboda. Quando sembra che l'inaspettata disfatta sia a un passo da essere compiuta, ci pensa l'ala della Juventus Raimundo Orsi a risollevare la situazione: dribbling su Kostalek e destro che si infila alle spalle di Planicka. Si va ai supplementari. Al 7' arriva il gol del 2-1, realizzato da Angelino Schiavio, dopo un'azione costruita sull'asse Meazza-Guaita.
"Italia, l'Italia vince la Coppa Rimet". L'annuncio di Nick Carosio raggiunge ogni angolo della festante penisola.Il tecnico Campione del Mondo, dismessi in fretta e furia i panni dell’allenatore per indossare quelli del giornalista, commenta così il trionfo: “Si dirà quello che si vuole: nessuna cosa supera al mondo la soddisfazione del dovere compiuto con coscienza, con fede, con caparbia anche se necessario, con studio, con prudenza, con successo. E’ una soddisfazione profonda, intima, che compensa di tutto”.

mercoledì 27 marzo 2013

Il Campionato Mondiale del 1934 - Storia del calcio 16° puntata


STORIA DEL CALCIO, MODIALI 1934 VITTORIO POZZO



L'organizzazione della manifestazione. L'Italia di Pozzo. Le partecipanti.


L'Italia aveva ottenuto il diritto ad organizzare la seconda edizione dei Campionati del Mondo nel 1932, nel corso del congresso FIFA tenutosi a Stoccolma. Vincente la capacità di mettere a disposizione stadi architettonicamente validi, potenziati o addirittura costruiti per l'occasione dal regime. Otto le città coinvolte: Bologna, Genova, Firenze, Milano, Napoli, Roma, Torino e Trieste; tutta un'altra musica rispetto al Mondiale uruguayano, interamente giocato a Montevideo.
Gli azzurri non godono della qualificazione d'ufficio come paese ospitante, ma devono giocarsi la partecipazione in uno spareggio con la non irresistibile Grecia. La gara arriva dopo la pesante sconfitta (4-2) subita in Austria contro il 'Wunderteam'. La figuraccia rimediata con gli austriaci scatena le ire della stampa sportiva e convince Pozzo a rinverdire la sua squadra, 'facendo fuori' tra gli altri il trio 'Combi-Rosetta-Caligaris'; i tre senatori bianconeri salteranno la Grecia e non verranno mai più schierati tutti insieme. A Milano, nonostante una prestazione che non viene ricordata come una delle più scintillanti, l'Italia sbriga la pratica greca con un secco 4-0.
La preparazione italiana viene svolta in due sessioni: la prima all'Alpino (sopra Stresa sul Lago Maggiore) e la seconda a Roveta, paesino nei pressi di Firenze. Pozzo viene coadiuvato da due tecnici inglesi: l'arcinoto William Garbutt e il mister giallorosso Burgess. Durante il ritiro toscano Carlo Ceresoli, portiere dell'Ambrosiana designato titolare per la competizione, s'infortuna colpito da un violento tiro di Arcari. L'episodio spinge Pozzo a ripescare Combi, che già si stava godendo il meritato riposo avendo annunciato il suo ritiro.
Ecco la lista definitiva dei convocati, redatta al termine di una lunghissima selezione, degna degli odierni 'talent show': 
Portieri: Giuseppe Cavanna (Napoli), Gianpiero Combi (Juventus), Guido Masetti (Roma).
Difensori: Luigi Allemandi (Ambrosiana-Inter), Umberto Caligaris (Juventus), Eraldo Monzeglio (Bologna), Virginio Rosetta (Juventus).
Centrocampisti: Luigi Bertolini (Juventus), Armando Castellazzi (Ambrosiana-Inter), Attilio Ferraris (Roma), Luis Monti (Juventus), Mario Pizziolo (Fiorentina), Mario Varglien (Juventus).
Attaccanti: Pietro Arcari (Milan), Felice Borel (Juventus), Attilio Demaría (Ambrosiana-Inter), Giovanni Ferrari (Juventus), Enrique Guaita (Roma), Anfilogino Guarisi (Lazio), Giuseppe Meazza (Ambrosiana-Inter), Raimundo Orsi (Juventus), Angelo Schiavio (Bologna).
Le convinzioni tattiche del CT? Sempre, comunque e irrinunciabilmente il 'Metodo', detto anche 'WW', o più semplicemente in numeri 2-3-2-3. Si tratta di uno schema che esalta il contropiede, basandosi sostanzialmente su una difesa che nominalmente è composta da due uomini ma in realtà ne impegna cinque, uno dei quali, il cosiddetto centromediano metodista, ha la dichiarata missione di lanciare lungo verso l'attacco appena la palla viene recuperata. Non siamo ancora di fronte al buon catenaccio all'italiana, ma la strada è quella...
Sarà un Mondiale al quale la stampa darà una rilevanza senza precedenti: 275 testate giornalistiche presenti, provenienti da 29 nazioni diverse. Principe dei radiocronisti il mitico Nicolò Carosio, che a soli 27 anni ha la responsabilità di raccontare all'Italia tutta l'avventura degli azzurri attraverso i microfoni dell'EIAR (antenata della RAI).
Trentadue le formazioni iscritte alle qualificazioni: ventidue europee, otto americane, un'asiatica e un'americana. Oltre alla conferma dell'assenza inglese, da sottolineare il forfeit dei campioni in carica dell'Uruguay che, come per l'Italia nel 30', vengono forse dissuasi dalla prospettiva di una trasferta troppo onerosa, oltre che dal deciso ridimensionamento della squadra celeste per via delle naturalizzazioni di molti dei migliori calciatori da parte di Italia e Spagna. Sedici le partecipanti alla fase finale: Argentina, Austria, Belgio, Brasile, Cecoslovacchia, Egitto, Francia Germania Italia, Olanda, Romania, Spagna, Stati Uniti, Svezia, Svizzera e Ungheria. La formula scelta è la più spietata possibile: solo gare ad eliminazione diretta, a partire dagli ottavi di finale; quattro vittorie consecutive per alzare la Coppa, senza possibilità di errore.

domenica 24 marzo 2013

La Juventus non si ferma più - Storia del calcio 15° puntata


STORIA DEL CALCIO QUINQUENNIO D'ORO JUVE GIUSEPPE MEAZZA -



Si fa largo il mito bianconero. L'Ambrosiana-Inter sfida i campioni. Meazza continua a stupire.

Dopo due stagioni vissute ai margini della lotta per il titolo, nel 1932 l'Ambrosiana-Inter rilancia la sfida  ai campioni bianconeri. E' sempre più l'Inter del giovane Meazza, che si conferma ad altissimi livelli.
La prima giornata del campionato edizione 1932-33 sembra suggerire un possibile avvicendamento: la Juventus perde a sorpresa (3-2) sul campo dell'Alessandria, la risposta neroazzurra è un 6-2 rifilato alla Pro Patria. La realtà è un’altra: i bianconeri, che riferiscono le cronache dell'epoca, erano stati fermati solo da una "spettacolosa serie di difficili parate" del portiere dei 'grigi' Mosele, si riprendono in fretta.
Dopo la vittoria contro il Padova e la sconfitta subita a Napoli, arriva una serie di nove successi consecutivi, culminata con il 3-0 all'Ambrosiana, che ribadisce la superiorità della società piemontese. La novità tra le fila della Juve è il diciannovenne centravanti Felice Placido Borel (per gli annali 'Borel II'), soprannominato 'Farfallino'. Borel, attaccante veloce ed elegante proveniente dal vivaio, viene promosso titolare in prima squadra con risultati sorprendenti: 29 gol all'esordio in serie A che gli valgono il primo posto nella classifica dei cannonieri. E' una Juventus che segna molto, ma soprattutto che subisce pochissimo, grazie soprattutto al trio difensivo della nazionale Combi-Rosetta-Caligaris: 23 reti incassate in 34 partite, contro le 53 subite dall'Ambrosiana-Inter, seconda in classifica a fine torneo. Terzo posto finale per il Bologna, quarto il Napoli e quinta la Roma.
Nel '33 il Presidente federale Leandro Arpinati rassegna le proprie dimissioni. Il dirigente che aveva traghettato il calcio italiano verso la nascita della Serie A, ponendo anche le basi per i successi della nazionale che verranno colti negli anni a venire, lascia a causa di una serie di lotte interne al Partito Fascista; si racconta che Arpinati, già inviso a molti rappresentanti del regime per la sua spavalderia, venga allontanato prendendo a pretesto un ceffone rifilato al gerarca Achille Starace. Il suo addio segna l'inizio di un periodo nel quale la Federazione sarà in totale balia delle autorità in camicia nera. La presidenza viene assunta dal generale della Milizia Fascista Giorgio Vaccaro.
Il 13 maggio 1933 la Nazionale affronta per la prima volta i maestri inglesi. Si tratta della gara inaugurale per lo Stadio Nazionale di Roma, costruito in vista della Coppa Rimet del ‘34. Gli azzurri, reduci da cinque vittorie consecutive, riescono a spuntare un pareggio per 1-1, in virtù delle reti di Ferrari e Bastin. Le cronache ci riferiscono di un Meazza limitato da un problema a una caviglia e delle ottime prestazioni degli juventini Monti e Rosetta. A vent'anni esatti dai primi contatti con il calcio britannico (si è già detto della tournè del Reading nel 1913), appaiono evidenti i passi in avanti.
Nella stagione 1933-34 le gerarchie restano sostanzialmente immutate: Juventus campione, Ambrosiana-Inter seconda davanti a Napoli, Bologna e Roma. Felice Borel si conferma principe dei marcatori con 31 reti; il giovane attaccante, che sembra destinato ad un futuro glorioso, non riuscirà più a ripetersi a questi livelli. Tre le formazioni retrocesse in Serie B: Padova, Genova 1893 (denominazione modificata in quanto 'Genoa' era troppo esterofilo per i canoni fascisti) e Casale. In un colpo solo scendono di categoria per la prima volta due formazioni che hanno nella loro storia conquistato il titolo nazionale. Se per il Genoa, che tornerà molto presto tra le protagoniste del grande calcio, si tratta di un passaggio transitorio, per il Casale è l'inizio di una parabola discendente, che porterà i 'nerostellati' sempre più giù verso i campionati dilettantistici.
I successi degli anni ‘30, colti in un periodo storico nel quale stampa e radio iniziano a coprire gli eventi sportivi rendendoli fruibili al grande pubblico, contribuiscono in maniera determinante alla costruzione del 'mito Juventus'; si tratta di una squadra che va al di là del provincialismo e, sebbene paradossalmente negli anni faticherà a riempire il proprio stadio a Torino (prima della nascita, nel 2011 dello 'Juventus Stadium'), riuscirà sempre a raccogliere milioni di sostenitori provenienti da ogni angolo della penisola.
L'Italia celebra il quarto scudetto consecutivo dei bianconeri, impresa che non ha precedenti, e si prepara ad ospitare i Campionati del Mondo del 1934, salutando l'evento in pompa magna, con il sensazionalismo dettato dalla propaganda fascista.

mercoledì 20 marzo 2013

Comanda la Juve - Storia del calcio 14°


STORIA DEL CALCIO QUINQUENNIO BIANCONERA -


I bianconeri aprono il 'quinquennio'. Le sfide per il titolo con Roma e Bologna. Gli esordi di Silvio Piola.

Il dischiudersi degli anni '30 è accompagnato dall'apertura di un grande ciclo di trionfi da parte della Juventus, noto come 'il quinquennio juventino'. Decisivo nella costruzione del progetto vincente il massiccio ricorso al calcio mercato. Oltre alla travagliata acquisizione di Rosetta dalla Pro Vercelli, della quale si è già trattato in precedenza, da sottolineare gli acquisti nel 1928 di Umbero Caligaris, solidissimo terzino del Casale e dall'Independiente di Raimundo Orsi, ala sinistra della nazionale argentina vice-campione olimpica ad Amsterdam; altro colpo fondamentale è l’arrivo nel ‘30 di Giovanni Ferrari, mezz’ala di gran classe prelevata dall’Alessandria. Sulla panchina bianconera siede Carlo Carcano, ex allenatore di Alessandria e nazionale azzurra.
Antonio Ghirelli spiega così l'avvio del dominio bianconero: "Con l'appoggio finanziario e sociale della famiglia Agnelli, la società dai colori bianco e nero seppe giovarsi di dirigenti preparatissimi, come il barone Mazzonis, di tecnici eminenti e di un ambiente che, per l'antica passione e competenza, mantenne sempre un sobrio contegno, una linea di signorilità, rimasti poi tradizionali. Avendo costruito, uomo su uomo, una squadra dall'impalcatura robusta ed elegante, si iniziò per la Juventus nella stagione 1930-31 un periodo di egemonia durato ininterrottamente cinque anni, nel corso del quale, non solo il tono stilistico del calcio italiano, ma la stessa ossaturadella squadra nazionale si identificarono sostanzialmente con la società torinese".
Il secondo campionato di Serie A vive sul lungo e appassionante testa a testa tra i bianconeri e la Roma. La
squadra capitolina, con Rodolfo Volk (capocannoniere con 29 reti) a finalizzare il gioco dei compagni, culmina il percorso di crescita avviato nel '27 con il raggiungimento della piazza d'onore, arrendendosi solo alla penultima giornata, quando gli avversari, battendo l'Ambrosiana, si laureano per la terza volta Campioni d'Italia. Si tratta della Roma di Fulvio Bernardini, splendido centromediano-metodista, una sorta di Andrea Pirlo dell'epoca, forse un po' meno tecnico e un po' più fisico, ma dotato della stessa visione di gioco e della medesima superiore intelligenza calcistica; la sua gloriosa carriera non troverà mai la giusta consacrazione in nazionale, vista la dichiarata impossibilità di Vittorio Pozzo a convocarlo, sostenendo che fosse "troppo bravo tecnicamente e i compagni non avrebbero capito il suo gioco"... Terzo il Bologna, deludente quinto posto per i campioni uscenti dell'Ambrosiana, staccati addirittura di 17 lunghezze dalla capolista. I neroazzurri, trionfatori nella stagione precedente grazie ad una magistrale applicazione del contropiede, da campioni si trovano a dover far gioco snaturando la propria impostazione. Continua a latitare in posizioni poco prestigiose il Milan. Le retrocessioni di Legnano e Livorno fanno spazio agli esordi in Serie A di Bari
e Fiorentina.
Uno straordinario talento si rivela al calcio italiano: il 18 enne centravanti della Pro Vercelli Silvio Piola realizza 13 reti, le prime di una lunghissima serie. Uno spilungone che possiede un innato fiuto per il gol, sostenuto da una tenacia fuori dal comune; dotato di grande fisicità, implacabile sulle palle alte e fortissimo nei colpi di testa, Piola riesce a trasformare in oro i cross provenienti dalle fasce, rappresentando il perfetto
canalizzatore del gioco creato dalla squadra. Famosa la sua abilità nelle realizzazioni in acrobazia. Forse il primo centravanti moderno, abile anche a giocare spalle alla porta, difendere la palla e smistarla favorendo gli inserimenti dei compagni in area.
L'anno seguente è il Bologna, forte dei 25 gol di Angelo Schiavio, a contendere fino all'ultimo il tricolore alla Juventus. Lo scontro che proietta la Juve verso la conquista del secondo scudetto consecutivo è la sfida giocata il 1 maggio '32, che contrappone le due pretendenti. Grande enfasi viene data a questo match; 'La Stampa', che titola a 6 colonne "Juventus o Bologna - L'appassionante interrogativo del campionato di calcio", presenta così la partita: "L'Inghilterra ha avuto sabato scorso a Wembley la finale della sua Coppa
fra il Newcastle United e l'Arsenal, la Francia ha portato a conclusione domenica ultima a Colombes il torneo della sua più grande competizione coll'incontro fra Cannes e Roubaix, l'Italia vede oggi nell'incontro di Torino fra Bologna e Juventus la prova decisiva del suo Campionato". Sono gli uomini allenati da Carcano ad imporsi con il risultato di 3-2. Il Bologna chiude al secondo posto, davanti alla Roma, ma si toglie un'importante soddisfazione in campo internazionale: nel '32 i felsinei conquistano la Mitropa Cup, regalando
all'Italia il primo titolo europeo per club. La sorpresa è rappresentata dalla neopromossa Fiorentna, autrice di un campionato al di sopra delle aspettative che la porta al quarto posto finale a pari punti con un Milan in apparente ripresa. Questo l'undici titolare dei Campioni d'Italia: Combi; Rosetta, Caligaris, Varglien I, Monti, Bertolini, Munerati, Cesarini, Vecchina, Ferrari, Orsi.

lunedì 18 marzo 2013

Arriva la Serie A! - Storia del calcio 13° puntata


STORIA DEL CALCIO ARRIVA LA SERIE A MONDIALE URUGUAY 1930 -



L'avvento del girone unico. Scudetto all'Ambrosiana-Inter. Ungheria-Italia 5-0! Il primo mondiale in Uruguay.

Campionato 1929-30: nasce ufficialmente la Serie A. Sono diciotto le squadre qualificate, questo l'elenco completo: Alessandria, Ambrosiana, Bologna, Brescia, Cremonese, Genoa, Juventus, Lazio, Livorno, Milan, Modena, Napoli,Padova, Pro Patria, Pro Vercelli, Roma, Torino e Triestina. Le altre diciotto formazioni ella Divisione Nazionale vanno a comporre la Serie B. Viene archiviato così il 'Progetto Pozzo', che ha comunque rappresentato una tappa fondamentale per il definitivo passaggio al girone unico. Così commenta
l'avvenimento proprio l'ideatore, Vittorio Pozzo, allenatore e giornalista: "La pesante macchina del campionato italiano si rimette in moto. Cambiato il motore, riveduti gli ingranaggi, messi a posto i pezzi di ricambio, il poderoso organismo rientra in funzione...Un girone unico che però non è privo di pecche. Diciotto squadre in lizza significano trentaquattro domeniche di gare per giungere a stabilire quale debba essere la squadra campione...Il campionato è un grande egoista. Vuole la stagione tutta per sè, non lascia più spazio a gare nè tornei di altro tipo, compromette l'esito stesso dell'attività di quella Squadra Nazionale che rappresenta i colori d'Italia di fronte allo straniero, di quella Squadra Nazionale che serve da indice dei progressi o dei regressi fatti dall'intero paese nel particolare sport che ci occupa". Al di là delle concessioni al
nazionalismo fascista, emerge curiosamente già il conflitto tra esigenze dei club e necessità della rappresentativa nazionale, necessità esposte in modo davvero ben poco disinteressato, se si considera che lo stesso Pozzo riprende nel '29 la guida della nazionale azzurra, che condurrà in un decennio segnato da clamorosi successi per il tricolore.
Il primo torneo di Serie A è vinto dall'Ambrosiana (Inter), che si distingue per lo spaventoso score di 85 gol segnati in 34 partite. Il match decisivo è un tesissimo Ambrosiana-Genoa, preceduto dal crollo di alcune tribune di legno che causa diversi feriti tra gli spettatori. La gara, che viene comunque giocata, termina sul risultato di 3-3, con un calcio di rigore sbagliato nel finale dai liguri, c'è chi sostiene sotto la pressione delle minacce da parte dei sostenitori neroazzurri presenti a bordo campo. Il pareggio consente ai meneghini di mantenere inalterate le distanze sulla seconda, ipotecando il successo finale a sole due giornate dal termine; la squadra allenata dall'ungherese Weisz si impone superando in classifica Genoa, Juventus e Torino. Primatista del sud il Napoli, che conclude con un soddisfacente quinto posto. Sesta la Roma, solo settimi i campioni uscenti del Bologna. Male ilMilan che termina undicesimo. Retrocedono nella serie cadetta le ultime due classificate, Padova e Cremonese. Inter e Genoa si qualificano per la Coppa Mitropa, antenata delle odierne coppe europee. Il primo calciatore ad aggiudicarsi la classifica 'cannonieri' della Serie A è 'Pepin' Meazza, con ben 31 realizzazioni.
Subito incisivo Vittorio Pozzo sulla panchina dell'Italia. Nei primi mesi della sua gestione, caratterizzati da una serie di prestigiosi risultati, arriva la conquista della prima Coppa Internazionale, trofeo antesignano del Campionato Europeo per Nazioni, al quale partecipano Austria, Cecoslovacchia, Italia, Svizzera e Ungheria. L'11 maggio 1930 gli azzurri sono ospiti Budapest, per affrontare l’unica squadra ancora in lizza insieme a loro per il titolo. Per tifosi e stampa magiari è assurdo prendere in considerazione un esito diverso dalla vittoria. L’Ungheria parte fortissimo e mette sotto l’Italia sfiorando il vantaggio in diverse occasioni. Gli italiani resistono e passano, addirittura tre volte, con Meazza. Finirà 0-5! E’il successo che apre i trionfali anni ’30 della Nazionale italiana. Nel corso del viaggio di ritorno la Coppa di cristallo cade in treno e si frantuma. Vittorio Pozzo conserverà gelosamente un coccio raccolto che sarà l’amuleto per le sue future imprese.
Nel 1930 la FIFA, presieduta da Jules Rimet, organizza il primo mondiale per nazioni. Tra le diverse candidature per ospitare la manifestazione la spunta l'Uruguay, probabilmente Anche grazie al fatto di essere la rappresentativa più importante in circolazione, come confermano i successi nei tornei olimpici del '24 e del '28. La collocazione geografica disincentiva alla partecipazione diversi paesi europei, tra i quali la nazionale azzurra che non risponde 'presente' evitando la costosa spedizione. Inghilterra e Scozia invece snobbano letteralmente l'appuntamento, ritenendosi per definizione superiori al resto del mondo. Il forfeit anglosassone,
certamente rimpianto nei decenni a venire oltremanica, verrà confermato fino all'edizione del 1950.
Tredici le nazionali iscritte, suddivise in quattro gironi. L'Europa è rappresentata da Francia, Jugoslavia, Romania e Belgio; tutte le altre squadre provengono dal continente americano. E' un mondiale comunque caratterizzato ancora da un'evidente inesperienza organizzativa. Un episodio su tutti: nella gara del girone di qualificazione Argentina-Messico, si racconta che il dischetto del rigore viene segnato a circa 14 metri dalla linea di porta. Due le massime punizioni fallite nel corso del match.
Le semifinali si concludono con lo stesso tennistico risultato: Argentina-USA 6-1 e Uruguay-Jugoslavia 6-1. Finale pirotecnica allo stadio Centanario di Montevideo, di fronte a ben 80.000 spettatori: dopo un susseguirsi di ribaltamenti, i padroni di casa si impongono in una gara sempre in bilico, suggellando all' '89 il gol del 4 a 2 finale. Uruguay Campione del Mondo con una cavalcata fatta di 4 vittorie in altrettante partite, 15 reti realizzate e solo 3 subite. Miglior marcatore del torneo l'argentino Stabile.

sabato 16 marzo 2013

Nasce la Roma, l'Inter diventa 'Ambrosiana' - Storia del calcio 12° puntata


 ESORDIO MEAZZA FONDAZIONE AS ROMA AMBROSIANA INTER



Scudetti a Torino e Bologna. Il bronzo di Amsterdam. Gli esordi di Giuseppe Meazza.

Campionato 1927/28: tre retrocessioni per le formazioni del centro-sud rischiano di ridurre al minimo la partecipazione meridionale alla Divisione Nazionale ma Mussolini spinge per una rappresentanza geograficamente trasversale. Viene quindi ripescato il Napoli, al quale si va ad aggiungere la Roma. La società capitolina viene fondata, sotto la pressione del Partito Fascista, grazie alla fusione di ben tre club romani: l'Alba, il Roman e la Fortitudo. Solo la Lazio, squadra che vanta già un'importante tradizione, riesce a non farsi inglobare nel nuovo sodalizio mantenendo la propria identità. La guida tecnica della Roma viene affidata a William Garbutt, che lascia il Genoa per dedicarsi a questa nuova avventura.
Scudetto al Torino che, dopo la revoca del titolo del '27, si prende subito la sua rivincita superando Genoa e Juventus nel girone finale a otto squadre. Da segnalare il 14-0 inflitto dai granata alla Reggiana al Filadelfia, con addirittura sette reti che portano la firma del capitano Adolfo Baloncieri. Il Toro si toglie anche la soddisfazione di vendicarsi per lo scandalo Allemandi, superando nel derby del 6 maggio 1928 la Juventus 4-1. Onorevole ottavo posto nel girone B per la neonata squadra giallorossa, già primatista del centro-sud fin dalla sua prima apparizione.
I giochi Olimpici di Amsterdam del 1928 regalano alla nazionale azzurra il suo primo alloro. Un terzo posto finale che vale la medaglia olimpica, ma soprattutto l'affermazione come prima rappresentativa europea, superata solo dalle stelle dell'Uruguay, che verrà poi battuto in finale dall'Argentina.
La gara che assegna il bronzo all'Italia è la vittoria per 11-3 contro il modesto Egitto. Da segnalare l'ottimo rendimento di Baloncieri, autore di ben 6 gol in 5 gare. Tra le fila degli azzurri anche i ventiduenni Fulvio Bernardini e Angelo Schiavio, che sapranno lasciare il segno nelle stagioni a venire.
Il campionato del 1928/29 è una tappa transitoria verso la definitiva affermazione del girone unico, seguendo il solco da tempo tracciato dagli anglosassoni. Leandro Arpinati decide di allargare la partecipazione alla Divisione Nazionale anche alle squadre retrocesse nella stagione appena conclusa, con l'aggiunta di altre formazioni per il raggiungimento di quota 32, valevole alla composizione di due gruppi da 16 compagini. Tra le beneficiarie spiccano Lazio e Fiorentina.
L'US Milanese, terza squadra di Milano, scompare dalle scene fondendosi con l'Inter. Il club meneghino muta la propria denominazione in Ambrosiana-Milano, vista l'inopportunità del nome 'Internazionale' per i canoni del regime; c'è chi sostiene che questa decisione venga presa su esplicita richiesta del Duce in persona. Bologna e Torino si aggiudicano il primato nei due gironi. Da sottolineare la crescita della Roma, terza nel gruppo A dietro ai granata e al Milan. Scudetto al Bologna, vittorioso nella tripla finale (andata a Bologna, ritorno a Torino e spareggio giocato a Roma). Secondo titolo per il felsinei trascinati da Angelo Schiavio. E' anche l'anno dell'esplosione di Giuseppe Meazza, diciottenne centravanti dell'Ambrosiana, che
convince tutti a suon di gol; sta nascendo una stella, una delle più splendenti nella storia del calcio italiano.

venerdì 15 marzo 2013

Fuorigioco e fascismo rivoluzionano il football - Storia del calcio 11° puntata

STORIA DEL CALCIO NASCE IL FUORIGIO CARTA DI VIAREGGIO HERBERT CHAPMAN SCUDETTO REVOCATO TORINO -




La modifica dell'off-side e le lezioni tattiche di Chapman. Il secondo titolo della Juve. La Carta di Viareggio. Lo scudetto revocato al Torino.


Nel corso del 1925, l'International Board apporta una modifica al regolamento del gioco del calcio che sarà decisiva per tutti i successivi sviluppi della tattica a livello internazionale: un giocatore viene d'ora in poi considerato in fuorigioco quando non ha almeno due avversari tra lui e la porta al momento del passaggio, mentre finora dovevano essere tre i difensori per valutare 'in gioco' l'attaccante. In Italia, almeno Nell'immediato, le conseguenze non sono poi così rilevanti, dato che la norma verrà applicata solo a partire dalla stagione 1928-29 e vista anche la non ancora proverbiale sagacia dei tecnici nostrani.
In Inghilterra, invece, c'è chi fa scuola approfittandone per stravolgere l'organizzazione di gioco: Herbert Chapman, giovane tecnico dell'Arsenal, preso atto che utilizzando la classica difesa a 2 di quei tempi si rischiava troppo dopo lo stravolgimento della regola, decide in accordo con i suoi giocatori più rappresentativi di arretrare il centromediano proponendo una difesa a 3. Non è l'unica innovazione del Mister inglese: Champman inventa il 3-2-2-3, con il quale nasce lo stopper, la doppia linea di centrocampo e il tridente d'attacco con un centravanti e due ali. Il modulo di Chapman verrà denominato ‘Sistema’ o anche ‘WM’, in virtù della rappresentazione grafica degli uomini sul campo, dove la W indica la disposizione del reparto avanzato (il centravanti, le due ali ai suoi fianchi e le due mezz’ali alle loro spalle) e la M quella del reparto arretrato (i tre difensori e i due mediani davanti). Cambia completamente il sistema difensivo, con i terzini che ora non sono più battitori liberi da marcature, ma hanno la funzione di contrastare le ali, e il centromediano arretrato (lo stopper) che si occupa del centrattacco avversario.
A tal proposito Mario Sconcerti, nella 'Storia delle idee del calcio', afferma: "Champman inventa il calcio moderno a metà degli anni Venti. All'inizio degli anni Sessanta, Helenio Herrera arrivò in Italia e costruì l'Inter partendo ancora dalle idee di Chapman. Nel maggio del '49 sulla collina di Superga finì l'avventura del Grande Torino, interamente giocata secondo i principi del tecnico inglese".
Ma torniamo alle questioni di casa nostra. I fattacci della finale del 25' spingono molti a chiedere l'istituzione di un girone unico a 16 squadre, con le prime otto classificate nei due raggruppamenti dell'ultimo campionato iscritte alla contesa. Un simile cambio di rotta in corsa non viene accettato dalle società che verrebbero retrocesse d'ufficio e si sceglie quindi di rimandare il tutto alla stagione successiva. 
Confermati dunque i due gironi interregionali da 12 squadre ciascuno, nei quali la prima classificata accede alla finale, mentre le ultime quattro vengono retrocesse per completare il percorso delineato. Per il terzo anno consecutivo il Bologna si qualifica per la finale della lega Nord, dove non trova il solito Genoa di Garbutt e De Vecchi, ma la Juventus, nettamente prima con ben 8 punti sulla Cremonese seconda classificata. La doppia finale si chiude anche questa volta con due pareggi. Necessaria una terza gara, giocata a Milano e vinta dai bianconeri. La finalissima contro l'Alba Roma si rivela solo una formalità: 12-1 il risultato complessivo a favore dei piemontesi. Dopo ben 21 anni la Juve è per la seconda volta Campione d'Italia.
Nel 1926 il calcio adotta un nuovo regolamento redatto, con il benestare di Mussolini, da una commissione composta da tre esperti. Si tratta della 'Carta di Viareggio' che decreta la definitiva liberalizzazione del professionismo (pur non utilizzando ancora esplicitamente questa definizione) di atleti e tecnici e l'estromissione, sulla spinta della tendenza autarchica del regime fascista, dei calciatori stranieri dal nostro campionato. Viene inoltre nuovamente modificata la formula del massimo torneo, tornando a due gironi, questa volta da 10 squadre ciascuno, con l'epilogo rappresentato da un girone finale con le prime tre classificate di ognuno dei due raggruppamenti; si tratta però per la prima volta di un campionato a livello nazionale, che iscrive ai due gruppi anche le squadre del centro-sud. Leandro Arpinati, podestà della città di Bologna, assume l'incarico di Presidente della Federazione, con immediato spostamento della sede nel capoluogo emiliano. Il calcio è ora sotto il controllo assoluto del Partito Fascista.
Si riparte quindi con l'adozione delle nuove regole con la stagione 1926/27. Le 'magnifiche 6' che si qualificano per il girone finale sono, in rigoroso ordine alfabetico, Bologna, Genoa, Inter, Juventus, Milan e Torino, tutte formazioni del nord, a conferma del divario ancora presente tra settentrione e meridione calcistico. Si impone il Torino, trascinato dal suo regista Adolfo Baloncieri, superando in classifica Bologna e Juventus. Scudetto assegnato ai granata, che però non potranno fregiarsene in futuro. Il 5 novembre 1927 Arpinati comunica la revoca del titolo conquistato dal Toro e la squalifica a vita dei dirigenti della società piemontese e del calciatore juventino Luigi Allemandi. Quali le cause di cotanta severità? Da una segreta indaginefederale, stimolata da una serie di voci che si rimpallavano ormai da mesi, emerge che Allemandi aveva ricevuto una mazzetta di 25 mila lire per favorire il Torino nel derby del 5 giugno, vinto per 2-1 dai granata. Nonostante il terzino bianconero fosse risultato tra i migliori in campo e avesse negato ogni addebito, la confessione del dottor Nani, consigliere del Torino e le ammissioni dell'intermediario incaricato dell'illecita trattativa, avevano fatto luce sull'accaduto. Ecco il comunicato ufficiale: "Il Direttorio federale, accertato anche per con fessione del dottor Nani, consi gliere del Torino, che egli ha versato al signor Gaudioso, pu re confesso, lire 25.000 destina te a taluno dei giocatori della Juventus per assicurare illegitti mamente al Torino la vittoria nella gara del 5 giugno, delibera di togliere al Torino il titolo di campione assoluto d'Italia, per l'anno sportivo 1926-27". Il titolo del '27 resterà vacante, nonostante diversi tentativi di
riaprire del caso negli anni successivi. Arpinati rinuncia alla tentazione di assegnare lo scudetto al 'suo' Bologna, secondo in classifica, non azzardando una mossa che avrebbe messo a rischio la sua credibilità. Un'importante lezione strategica che, 79 anni dopo, il commissario Guido Rossi non avrà l'accortezza di seguire.

giovedì 14 marzo 2013

Nasce il calcio mercato - Storia del calcio 10° puntata


STORIA DEL CALCIO GENOA BOLOGNA GARBUTT CASO ROSETTA

Virginio Rosetta


I successi del Genoa di Garbutt. Il caso Rosetta. La contestata finale del '25 tra Bologna e Genoa.

Il campionato del 1922/23, con le squadre del nord suddivise in tre gruppi composti ognuno da 12 Formazioni, vede il ritorno al successo del Genoa. I grifoni giungono imbattuti al girone finale nel quale affrontano Pro Vercelli e Padova: solo un pareggio a Vercelli e poi tre vittorie. Netto il successo dei liguri che, dopo aver superato agevolmente nella finalissima la Lazio (6-1 il risultato complessivo sommando andata e ritorno), si aggiudicano l'ottavo titolo. Si tratta di fatto del primo campionato conclusosi nell'era fascista, aperta nell'ottobre del '22 dalla marcia su Roma e dal conseguente incarico a formare il nuovo governo conferito a Benito Mussolini. Il regime non ha però ancora quell'influenza sul calcio che assumerà negli anni successivi. Nella stagione seguente è ancora il Genoa ad imporsi. Si arriva finalmente all'applicazione del 'Progetto Pozzo', con la suddivisione delle squadre del Nord in soli due gironi per un totale di 24 partecipanti. I liguri conquistano l'accesso alla finale scudetto superando il Bologna nella sfida tra le vincenti dei due raggruppamenti. Atto conclusivo con successo sui campani del Savoia (3-1 a Genova e 1-1 a Torre Annunziata). Genoa Campione d'Italia per la nona volta, la terza sotto la guida del Mister inglese William Garbutt, rientrato nel Belpaese dopo essersi rifugiato in patria durante la guerra. 
Nel frattempo si assiste allo scoppio di uno scandalo che rappresenta probabilmente il preludio alla nascita del calcio mercato in Italia: il 'caso' Rosetta, che vede protagonista della vicenda Virginio Rosetta, forte terzino della Pro Vercelli. Al termine della stagione 22-23' la Juventus di Edoardo Agnelli offre alla squadra piemontese una cifra folle per quei tempi: 50.000 lire per ottenere il benestare al trasferimento del calciatore a Torino, oltre alla sottoscrizione per Rosetta di un oneroso contratto da contabile alle dipendenze della FIAT. Fa scalpore lo sperpero di denaro per l'acquisizione di un giocatore, considerando che, almeno formalmente, si tratta di uno sport non contempla ancora il professionismo. Accese polemiche in seno alla Federazione portano alla decisione di penalizzare la Juventus per un trasferimento ritenuto irregolare, sottraendo ai bianconeri i punti conquistati nelle tre gare giocate da Rosetta. Il passaggio del difensore vercellese alla corte degli Agnelli verrà regolarizzato nel corso della stagione seguente. Benchè già da tempo le società riconoscessero degli emolumenti ad atleti e tecnici, mascherandoli sotto la formula del 'mancato guadagno', il caso Rosetta fa definitivamente luce sulla questione, spazzando via tutte le ipocrisie relative al presunto dilettantismo dei calciatori militanti nel massimo campionato nazionale. Dopo questa vicenda, l'indennizzo per remunerare il 'mancato guadagno' diventa una prassi oramai messa in pratica alla luce del sole. Non viene ancora ufficializzata la condizione di professionisti dei calciatori, ma si tratta solo di reticenze che non cambiano la sostanza. Nei mesi a venire assisteremo all'intensificarsi di acquisizioni di reali o presunti talenti da parte delle squadre italiane, spesso pescando dal 'mercato' estero.
Campionato 1924-25: Genoa e Bologna si confermano entrambe primatiste dei rispettivi gironi e si trovano a giocarsi nuovamente l'accesso alla finalissima. Dopo andata e ritorno le due squadre sono in parità. La terza finale, giocata sul neutro di Milano, segna il primo clamoroso caso di intrusione del fascismo nel calcio italiano: al termine del primo tempo i liguri conducono per 2-0; nella ripresa un episodio di 'gol non gol', in occasione del quale l'arbitro Mauro non concede la rete agli emiliani, scatena la furia del pubblico di fede bolognese. Invasione di campo guidata da un gruppo di tifosi in camicia nera che accerchiano, e secondo alcune ricostruzioni sfregiano, il direttore di gara. Mauro torna sui suoi passi e assegna la rete, il tutto sotto lo sguardo vigile di Leandro Arpinati, leader fascista locale e fervente sostenitore del Bologna. I bolognesi raggiungono poi il pareggio completando la rimonta. La quarta gara, disputatasi a Torino, termina nuovamente in parità ed è seguita da duri scontri tra le due tifoserie presso la Stazione di Porta Nuova. La situazione spinge la Federazione a mantenere il massimo riserbo su data e campo scelti per la quinta partita della serie. Si gioca il 9 agosto su un campetto nella periferia di Milano alle sette e mezza di mattina. Si racconta che di quella partitaviene avvisato tempestivamente solo il Bologna, mentre i dirigenti del Genoa ne vengono a conoscenza solo poche ore prima, con i giocatori liguri richiamati in fretta e furia dalle vacanze. Successo bolognese con il risultato finale di 2-0. Dopo la sfida con l'Alba Roma, vincitrice della lega del centro-sud, i felsinei si aggiudicano il loro primo scudetto. Forte è la sensazione tra i genoani di aver subito un sopruso che li priva dell'agognato decimo titolo.

mercoledì 13 marzo 2013

Caos nel campionato italiano - Storia del calcio 9° puntata

CAOS CAMPIONATO ITALIANO INTER OLIMPIADI ANVERSA


Il primo scudetto del dopo guerra conquistato dall'Inter. La disfatta olimpica di Anversa. Nuovi successi vercellesi. L'anno dei due campionati.

Il primo campionato del dopoguerra vede un importante incremento per quanto riguarda il numero dei partecipanti: ben 66 le formazioni iscritte, 48 nei raggruppamenti settentrionali e 18 in quelli centro-meridionali. Il girone finale dell'Italia del Nord è vinto dall'Inter, che supera in classifica nell'ordine Juventus e Genoa. Il diritto a disputare la finalissima contro i milanesi se lo aggiudica il Livorno. La gara, disputata il 20 giugno 1920 sul neutro di Bologna, è vinta con il risultato di 3-2 dai neroazzurri, per la seconda volta nella loro storia campioni nazionali.
Ancora una volta è il settentrione a spuntarla, ma lo stop al campionato, durato più di tre anni, sembra aver notevolmente ridotto il distacco. A tal proposito Antonio Ghirelli, storico del calcio italiano, scrive: "...gli organi federali tenevano in così scarsa considerazione il calcio a sud degli Appennini, che assegnarono il titolo alla squadra milanese ancor prima che avesse luogo la finalissima. La quale ebbe a dimostrarsi, in realtà, assai meno agevole del previsto e vide soccombere i toscani soltanto dopo tenace resistenza". 
Intanto, mentre in tutta Europa infiammano i tumulti del biennio rosso, la nostra nazionale di calcio riprende l'attività. Nella prima amichevole, la selezione ora guidata dal CT Resegotti, supera ancora una volta la Francia con un risultato pirotecnico: dopo il 6-2 del 1910, il 18 gennaio 1920 ecco un irripetibile 9-4. Nonostante il successo colto contro i galletti, la panchina dell'Italia viene affidata a Giuseppe Milano, forse il più rappresentativo tra i campioni della Pro Vercelli. Nell'estate del 1920 gli azzurri, capitanati dal genoano Renzo De Vecchi, partecipano ai Giochi Olimpici di Anversa. Dopo aver superato l'Egitto negli ottavi di finale, arriva un'inaspettata sconfitta con la Francia nel turno successivo. Male l'Italia anche nel girone di consolazione, che vale per la conquista delle medaglie di argento e bronzo: vittoria contro la Norvegia e altro duro stop con la Spagna, che decreta la definitiva eliminazione.
Il campionato edizione 1920-21 è preceduto da dure polemiche in seno alla Federazione, con diverse società che spingono per una decisa riduzione nel numero delle formazioni iscritte alla contesa. Le pressioni che giungono dalle squadre minori portano a conseguenze di segno totalmente opposto: addirittura 84 le compagine ammesse alle fasi eliminatorie, 60 al nord e 24 al centro-sud. Si tratta di un torneo interminabile, che vede la sua conclusione in piena estate. La finalissima, che si gioca il 24 luglio 1921 a Torino, mette a confronto Pro Vercelli e Pisa. Si impongono i piemontesi con il risultato di 2-1.
L'elefantiaca manifestazione conclusasi nel '21 spinge le grandi del calcio italiano alla presentazione del 'Progetto Pozzo', redatto da Vittorio Pozzo, che prevede una formula decisamente più snella, con sole 24 partecipanti. Il progetto viene respinto, causando una profonda lacerazione nella FIGC. Tutte le più importanti società decidono di uscire dalla Federazione, costituendo la Confederazione Calcistica Italiana. Si disputano così due distinti campionati. Il torneo federale va alla Novese, quello della CCI, suddiviso in soli
due gironi da 12 squadre ciascuno, vede Genoa e Pro Vercelli qualificate alla finale, conquistata dai vercellesi. E' il torneo 'non ufficiale' che riscuote la maggior attenzione, tanto che la finalissima nazionale è disputata dalla Pro Vercelli, che sconfigge la Fortitudo Roma. Il 18 giugno 1922 a Vercelli, grazie alla vittoria nella gara di ritorno con il risultato di 5-2 (andata a Roma Fortitudo-Pro Vercelli 0-3), la Pro mette in bacheca il 7° e ultimo scudetto della sua gloriosa storia. 
Nel 1922 si disputa anche la prima Coppa Italia, competizione che rappresenta in questa sua fase primordiale un torneo di consolazione per gli eliminati nei primi turni del campionato federale. La Coppa va al Vado, che batte in finale l'Udinese. La scissione viene ricomposta a fine stagione in quella che passerà alla storia come la 'Pace di Brusnengo', paesino in provincia di Novara dove grandi e piccole società giungono
finalmente ad un accordo: 36 le squadre al via nella successiva stagione. Non c'è ancora la piena applicazione del progetto Pozzo, ma è ormai tracciata la strada che porterà all'organizzazione di campionati con formule moderne, già in vigore nei paesi europei calcisticamente più evoluti.

martedì 12 marzo 2013

Il calcio e la Grande Guerra - Storia del calcio 8°puntata

STORIA DEL CALCIO PRIMA GUERRA MONDIALE COPPA FEDERALE



La Coppa Federale vinta dal Milan, i tornei amichevoli giocati durante il conflitto, i campioni caduti in guerra.

L'Italia è in guerra, il campionato del 1915 è sospeso e il titolo ancora vacante, con la vana speranza di poter riprendere la manifestazione da lì a pochi mesi. Tutte le società devono giocoforza cedere pezzi pregiati all'esercito, nonostante questo la loro voglia di contendersi un trofeo è più viva che mai. Il calcio è ormai un fenomeno di costume e la gente chiede a gran voce un campionato, se non altro per trovare fonte di distrazione dalla catastrofe che si sta compiendo.
In questo scenario la Federazione è chiamata ad assumere una difficile decisione: organizzare una contesa per eleggere un campione d'Italia anche nella stagione 1915-16? Sembrano non esserci i presupposti, ed ecco che spunta la Coppa Federale, manifestazione che sostituisce il campionato ma che, di fatto, non valevole per il titolo nazionale. Tutte le grandi formazioni del nord si iscrivono, eccezion fatta per la Pro Vercelli. Escluse le società del centro-sud, probabilmente per problemi organizzativi, e quelle del Veneto, per evidente impossibilità di disputare partite regolari nel bel mezzo del teatro di guerra. Quindici in tutto i partecipanti, tra cui la spunta alla fine il Milan, che nel girone finale precede di una sola lunghezza Juventus e Modena
Dopo la Coppa Federale del '16 prevale la linea di chi ritiene opportuno fermare tutte le manifestazioni ufficiali. Negli anni successivi si svolgono comunque una serie di amichevoli e tornei, come ad esempio la Coppa Piemonte (dicembre 1916 - maggio 1917) vinta dal Torino. Anche nel resto d'Italia l'attività prosegue nonostante la guerra: a titolo di esempio ci giungono notizie di una Lazio vincente sia nel Campionato Romano che nella Coppa di Natale del 1916.
Il 3 novembre del 1918 vengono liberate Trento e Trieste, il giorno successivo il Generale Diaz annuncia la vittoria e l'11novembre una delegazione tedesca firma la capitolazione. E' la fine di un conflitto pagato a caro prezzo dall'umanità, basti pensare ai circa dieci milioni di morti. 
Anche il calcio lascia un tributo importante in termini di vittime alla Grande Guerra, ricordiamo tra gli altri due grandi personaggi: Virgilio Fossati, capitano dell'Inter campione nel 1910 e nazionale azzurro, morto nel 1918 sul fronte orientale, e l'inglese James Spensley, storico allenatore-giocatore del Genoa vincitore di sei titoli tra il 1898 e il 1904, ferito sul campo di battaglia nel 1915 durante lo svolgimento delle sue mansioni mediche, fatto prigioniero nella fortezza di Magonza, in Germania, dove decede in seguito alle ferite.
Il 13 aprile 1919 si ritrovano a Torino i delegati delle principali società italiane per avviare l'organizzazione del nuovo campionato.

ARRIVA IL CENTRO-SUD


Storia del calcio - 7° puntata


Il Casale


Prime sfide tra le grandi del nord e la Lazio, campione dell'Italia centro-meridionale. Gli inglesi del Reading ridicolizzano il nostro calcio.

Il campionato del 1912-13 segna una svolta epocale nella storia del calcio nostrano: per la prima volta partecipano al torneo anche le squadre del centro-sud, trasformando finalmente lo scudetto in un affare di portata nazionale.
Cresce il numero di formazioni nei gironi settentrionali, che vedono ai nastri di partenza ben 18 contendenti. Diverse le novità, tra cui sottolineiamo gli esordi del Novara e del Modena, tutt'ora protagoniste del calcio professionistico.
L'Italia centro-meridionale propone dodici compagini: quattro toscane, sei laziali e due campane. La Lazio la fa da padrona: domina il girone laziale e stravince quello finale con tre vittorie e un pareggio. Netto il dominio della squadra capitolina, che però subisce una dura lezione nella finale scudetto. I campioni in carica della Pro Vercelli rifilano infatti un duro sei 6 a 0 ai nuovi arrivati, ribadendo la propria leadership a livello nazionale e dando una lampante dimostrazione del divario che permane tra il calcio settentrionale e quello meridionale. Così commenta 'La Stampa' lunedì 2 giugno 1913: "...malgrado il grande handicap dei vercellesi per l'assenza di quattro dei loro giuocatori è apparsa evidente fin dall'inizio tutta la disparità di classe che separava i contendenti delle due squadre in lizza per un primato assoluto". Lazio travolta dalla maggior esperienza e organizzazione dei campioni della Pro Vercelli e, probabilmente, anche dalla spiccata fisicità dei suoi giocatori; d'altronde, come soleva ricordare il centrocampista dei bianchi Guido Ara, "il calcio non è sport per signorine".
Il movimento calcio in Italia è in forte crescita, ma si tratta ancora di una realtà con connotazione prettamente
dilettantistica. Proprio durante le ultime battute delcampionato appena raccontato, gli inglesi ci fanno intendere a pieno quanto siamo ancora lontani dal football professionistico britannico. L'occasione è concessa dal tour nella penisola organizzato dal Reading FC, modesto club dellaSouthern League Divison One. Nel maggio del 1913 il Reading affronta nel giro di soli cinque giorni ben quattro impegni amichevoli. Ecco i risultati:
Genoa - Reading 2-4
Milan - Reading 0-5
Casale - Reading 2-1
Pro Vercelli - Reading 0-6
Impressionante il ruolino di marcia degli inglesi, che subiscono solo una battuta d'arresto sul campo del Casale, caratterizzato però da dimensioni ridottissime rispetto ai terreni di gioco a cui sono abituati oltre manica. Al termine del tour il Reading sfida addirittura la Nazionale Italiana, superandola a Torino con un perentorio 2-0. E' evidente, gli inglesi sono di un altro pianeta. 
Il campionato 1913-14 è ancora conquistato da una formazione piemontese, ma non si tratta dei bianchi della Pro Vercelli. Il predominio viene interrotto dal Casale, società fondata nel 1905 a Casale Monferrato e contraddistinta dalla casacca nerostellata. Il Casale chiude in testa il girone settentrionale superando nell'ordine Genoa e Pro Vercelli esfida nella finalissima la Lazio. La disputa si svolge con gare di andata e di ritorno, entrambe vinte dai piemontesi, che totalizzano nel complesso un impietoso 9-1. 
Il campionato 1914-1915 non vedrà mai la sua conclusione naturale. Il 23 maggio 1915 gli arbitri non fischiano l'inizio delle partite, ma si limitano a leggere la deliberazione con la quale la Federazione sospende il torneo. Il titolo verrà assegnato negli anni a venire, con provvedimento retroattivo, al Genoa, che in quel momento ha due punti di vantaggio su Torino e Inter; squadra ligure guidata dall'inglese William Garbutt, da molti considerato il primo vero allenatore operativo nel nostro paese. Discutibile la decisione che, dando per scontata la vittoria del Genoa nell'eventuale finale con la vincente del girone finale centro-meridionale, dove al
momento della sospensione primeggia ancora una volta la Lazio, mortifica l'orgoglio del sud. Il giorno seguente l'Italia dichiara guerra all'Austria-Ungheria. Il nostro paese entra in campo nella Prima Guerra Mondiale e il campionato di calcio, inevitabilmente, si ferma.