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sabato 13 aprile 2013

Roma Campione d'Italia - Storia del calcio 24° puntata


Ultimo titolo per lo squadrone bolognese. Infuria la Guerra. Primo scudetto per i giallorossi.

La stagione 1940/41 presenta l'ultimo atto dell'alternanza nell'albo della Serie A tra Bologna e Ambrosiana-Inter; siamo al canto del cigno per il Bologna 'che tremare il mondo fa', campione d'Italia per la quarta volta negli ultimi sei anni. I felsinei incrementano il proprio tasso tecnico soffiando il 'vecchio' Giovanni Ferrari proprio ai neroazzurri. La gara che palesa l'evidente superiorità rossoblu è lo scontro diretto della decima di ritorno: Bologna-Ambrosiana termina con un eloquente 5-0 a favore dei padroni di casa, grazie alle doppiette di Biavati e Reguzzoni e alla rete di Puricelli. Alle spalle delle prime due si piazzano il Milan, che ha dovuto mutare la sua denominazione in 'Milano' per non urtare la sensibilità fascista, e Fiorentina. Tra i rossoneri si distinguono Aldo Boffi e il giovane centravanti Gino Capello; gioca quattordici partite segnando sei reti Giuseppe Meazza, passato non senza polemiche ai 'cugini' non rientrando più nei progetti del biscione. Con i viola un ventunenne Romeo Menti realizza diciassette reti, piazzandosi al secondo posto della classifica cannonieri, nella quale primeggia Puricelli, al pari del giallorosso Amadeo Amadei. In B Bari e Novara, quest'ultima condannata dal quoziente reti che salva invece la Lazio. 
La finale di Coppa Italia ha come protagoniste Roma e Venezia. L'andata si gioca nella capitale e termina con il risultato di 3-3; tra i lagunari segna una doppietta Valentino Mazzola, mezz'ala che come avremo modo di approfondire saprà farsi valere (eccome!) nelle stagioni successive con la maglia del Torino. Si va al replay giocato a Venezia, con successo per i padroni di casa con gol di Ezio Loik, un altro che farà la storia granata. Primo e a tutt'oggi unico alloro per i veneziani.
La guerra va avanti ed espande i suoi tristi scenari in Africa e Asia; nel dicembre del '41 scendono in campo anche gli Stati Uniti trasformando il conflitto in una questione di dimensioni planetarie. L'Italia subisce una serie imbarazzante di disfatte che rischiano di affossare la credibilità del regime fascista. Nonostante tutto la Serie A è tra i pochi tornei europei a non interrompere l'attività agonistica. Ferma invece la nazionale per tutto il 1941, vista l'oggettiva impossibilità di organizzare match internazionali. E allora avanti, imperterriti, il calcio non si ferma.
Campionato 1941/42. Il Venezia di Mazzola e Loik si rende protagonista di una grande partenza, ma alla lunga deve subire il rientro di Roma e Torino; chiuderà con un prestigioso terzo posto dietro ai granata. Lo scudetto va alla Roma; è il primo titolo per una squadra del centro-sud, il primo trionfo per la 'Città Eterna', a coronamento del progetto avviato a fine anni '20 con la fondazione della società giallorossa e con la riunificazione delle squadre di tutta la penisola nel campionato a girone unico. I giallorossi sono guidati in panchina dall'ungherese Alfréd Schaffer, ex CT della nazionale magiara; giocatori simbolo l'anziano portiere Guido Masetti (34 anni) e il giovane attaccante Amedeo Amadei (20 anni), autore di diciotto reti. L'entusiasmo capitolino porta Amadei ad essere soprannominato "l'Ottavo Re di Roma", definizione più volte riciclata per i campioni della Roma che gli succederanno. Questa la formazione Campione: Masetti; Brunella, Andreoli; Donati, Mornese, Bonomi; Krieziu, Cappellini, Amadei, Coscia, Pantò. Negli ambienti ben informati si sussurra che la vittoria romanista fosse stata pilotata dal regime, con l'intento di regalare prestigio alla Capitale in un periodo storico oggettivamente critico per la credibilità del fascismo. Resta il fatto che nessuna prova di illecito è mai emersa a riguardo. 
Ancora una volta (la terza in carriera) è Aldo Boffi il principe dei marcatori. Dopo alcune stagioni non degne della sua fama, torna a farsi valere con diciotto realizzazioni Silvio Piola, che riporta la Lazio nelle posizioni nobili della classifica dopo aver rischiato la B l'anno prima. Nella serie cadetta scendono invece Modena e, per la prima volta, il Napoli; partenopei penalizzati, più che da demeriti dal punto di vista tecnico, dalla difficoltà da parte degli atleti di allenarsi con costanza e affrontare serenamente l'attività agonistica sotto i continui bombardamenti della città da parte degli anglo-americani. Coppa Italia alla Juventus che supera in finale il Milan. 
In primavera la nazionale di Pozzo scende in campo dopo un anno e mezzo di inattività. Il 5 aprile gli azzurri regolano a Genova 4-0 la Croazia; esordio assoluto per Valentino Mazzola. Due settimane dopo stessa sorte a Milano per la Spagna. Apparizioni organizzate con l'intento di contribuire a risollevare il morale del 'Bel Paese'; si tornerà a giocare solo dopo la fine del conflitto.

mercoledì 10 aprile 2013

Scoppia la guerra, Show must go on - Storia del calcio 23° puntata

STORIA DEL CALCIO, SECONDA GUERRA MONDIALE SCUDETTO INTER


Quinto scudetto per l'Inter. Si conclude il periodo della grandeur azzurra.

L'undicesimo campionato di Serie A prende il via il 17 settembre 1939, sedici giorni dopo l'aggressione nazista alla Polonia. Mentre l'Europa conosce la ferocia hitleriana, l'Italia dichiara la sua "non belligeranza", forte del 'Patto d'Acciaio' stipulato il 22 maggio 1939 con la Germania. 
Nella stagione 1939-40 viene riproposto il duello tra Bologna, campione uscente, e Ambrosiana-Inter. Con Meazza fermo a causa del suo 'piede gelato', i neroazzurri affidano la regia delreparto offensivo all'italo-argentino Demarìa; l'allenatore austriaco Tony Cargnelli, subentrato a Castellazzi nel 38', rinverdisce la sua formazione con due giovani attaccanti: l'ex Como Umberto Guarnieri ed Enrico Candiani, prodotto delle giovanili. Il due volte Campione del Mondo Giovanni Ferrari, ormai 33enne, resta ai margini disputando solo otto gare.
Mentre si battaglia in campionato, la nazionale di Pozzo torna in campo il 12 'sistema' (WM) novembre a Zurigo contro la Svizzera. In terra elvetica arriva per gli azzurri una brutta scoppola; la sconfitta (3-1) interrompe un'imbattibilità durata addirittura quattro anni (ultimo ko Cecoslovacchia-Italia 2-1 del 27 ottobre 1935). Si fanno sempre più insistenti le pressioni nei confronti del CT per passare al ', lo schema tattico inventato da Chapman nel '25 e sempre più diffuso un tutto il continente. Anche se controvoglia, Pozzo si adegua e per la sfida con la Germania del 26 novembre propone una formazione
imperniata sul Genoa di William Garbutt, unica squadra tra le grandi italiane ad applicare il sistema. A Berlino, con sette uomini su undici pescati tra i genoani, si affrontano i tedeschi, già avvezzi al WM, sperimentando il cambio di modulo; il risultato è disastroso: Italia travolta 5-2. Le due sconfitte consecutive rappresentano di fatto la chiusura della 'grandeur' azzurra degli anni '30. Siamo alle prime schermaglie della battaglia tra 'sistemisti' e 'metodisti', che animerà addetti ai lavori ed appassionati per almeno un decennio.
La sfida scudetto si risolve solo all'ultima giornata, complice un calendario che mette di fronte le prime della classe. Alla vigilia dello scontro diretto di Milano l'Ambrosiana ha un solo punto di vantaggio sul Bologna; i neroazzurri possono quindi giocare per il pareggio, ma al 9' sono già avanti grazie alla rete di Ferraris II. Il risultato non cambia fino al fischio finale e l'Inter è per la quinta volta Campione d'Italia, la
seconda nell'arco di sole tre stagioni. Al quanto curiosa la sequenza dei trionfi interisti, se si esclude il 1938, un titolo ogni dieci anni: 1910, 1920, 1930 e 1940. Alle spalle di Ambrosiana e Bologna, si classificano nell'ordine Juventus, Lazio, Genova e Torino. Il Napoli si salva in extremis a danno del Liguria che, dopo l'inatteso exploit dell'annata precedente, retrocede in B in compagnia del Modena. In testa alla classifica dei marcatori c'è nuovamente il milanista Aldo Boffi, ribattezzato dai suoi sostenitori "il bombardiere di Seregno".
Il 10 giugno 1940, ingolosito dai successi nazisti, Benito Mussolini annuncia la scesa in campo dell'Italia nel conflitto mondiale. La prima offensiva è contro la Francia, attaccata sul fronte alpino. Il calcio, potentissimo strumento di propaganda negli anni '30 per il regime fascista, non può e non deve fermarsi: dopo soli cinque giorni va regolarmente in scena la finale di Coppa Italia, vinta 1-0 dalla Fiorentina sul Genova.