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sabato 6 aprile 2013

Campioni del Mondo! Campioni del Mondo! - Storia del calcio 21° puntata


STORIA DEL CALCIO, ITALIA CAMPIONE DEL MONDO FRANCIA 1938



L'Italia trionfa nella Francia anti-fascista

La sede della Terza Coppa Rimet viene definita nel corso delle Olimpiadi di Berlino del '36. Subito spezzato il principio dell'alternanza continentale: l'edizione successiva a quella italiana è infatti assegnata alla Francia. Decisione fortemente contestata dai paesi sudamericani; Argentina e Uruguay manifestano il loro sdegno decidendo di non partecipare alla contesa. Ancora assenti gli inglesi che insistono nello snobbare i Mondiali, nonostante gli occasionali incontri con il football degli altri paesi abbiano ormai dimostrato che non sono più di un altro pianeta. Manca anche la Spagna, stravolta dalla guerra civile.
Il clima politico nel quale ci si avvicina alla manifestazione iridata non è dei migliori: a marzo la Germania nazista aveva annunciato l'annessione dell'Austria, trasformando il paese in una provincia tedesca. Si gioca in una terra antifascista e antinazista, il chè non semplifica certo le cose. Dimostrazione il fatto che il calendario non viene modificato relativamente alla presenza dell'Austria tra le formazioni qualificate, non riconoscendo di fatto l'Anschluss: l'ottavo di finale Austria-Svezia viene regolarmente messo in programma, assegnando la vittoria alla Svezia per il forfeit austriaco.
Tra le iscritte tredici squadre europee: Austria, Belgio, Cecoslovacchia, Francia, Germania, Italia, Norvegia, Olanda, Polonia, Romania, Svezia, Svizzera, Ungheria; a completare il lotto Brasile, Cuba e Indie Olandesi.
Vittorio Pozzo, nonostante il successo del '34, si presenta con una rosa completamente rivoluzionata: tra i ventidue convocati sono presenti solo quattro iridati (Guido Masetti,Eraldo Monzeglio, Giovanni Ferrari e Giuseppe Meazza), il buon Marcello Lippi, 72 anni dopo, non avrà l'acume di prendere a modello l'illustre predecessore. Tra le fila di una formazione costruita per esaltare le doti realizzative di Silvio Piola, la continuità è rappresentata da Meazza, giovane campione quattro anni prima, capitano e stella di livello mondiale nel '38 .
Negli ottavi gli azzurri sono contrapposti alla Norvegia, il 5 giugno a Marsiglia. Italia subito avanti grazie a Ferraris II che sblocca dopo soli 2'. Tutto sembra presagire che possa finire in goleada, visto il divario tecnico. Invece i norvegesi mettono in seria difficoltà l'Italia, pareggiando all'83' e costringendola ai supplementari. Al 94' il gol qualificazione di Piola, rapidissimo ad avventarsi su di un pallone non trattenuto dal portiere.
La sorpresa del primo turno è l'eliminazione della Germania, notevolmente rinforzata dall'inserimento dei nazionali austriaci, ad opera della modesta Svizzera. La prima gara termina sull'1-1 e si va al replay. I tedeschi, avanti 2-0 dopo soli 22', crollano alla distanza subendo quattro reti dai contropiedisti elvetici. La disfatta scatena la collera di Hitler nei confronti della sua squadra.
Nei quarti all'Italia tocca affrontare i padroni di casa. Pozzo decide di correggere il suo undici titolare con tre cambi, dopo la non esaltante prestazione con la Norvegia. Fuori, tra gli altri, Eraldo Monzeglio, pupillo e maestro di tennis di Mussolini. L'Italia scende in campo con una tenuta nera, su ordine esplicito giunto da Roma; i giocatori si schierano ed eseguono l'immancabile saluto romano all'indirizzo deglispettatori: dalle tribune bordate di fischi; Pozzo sfida i francesi facendo ripetere il saluto altre due volte, finchè il pubblico non rumoreggia più. Si può giocare... Italia in vantaggio al 9' con Colaussi su suggerimento di Meazza, pareggio immediato dei transalpini con Heisserer. Nella ripresa gli azzurri (in camica nera…) mettono in mostra tutte le loro qualità annichilendo i francesi e imponendogli l'eliminazione con una doppietta di Piola. Il 3-1 vale la semifinale.
L'avversario successivo è forse il più temibile: il Brasile del forte attaccante Leonidas, soprannominato 'il diamante nero'. Si gioca a Marsiglia, mentre la finale è in programma a Parigi. Pozzo viene a sapere che i brasiliani hanno già acquistato i biglietti aerei per la capitale e si offre di comprarli in caso di vittoria. I dirigenti carioca fanno presenteche non sarà necessario, in quanto non è in discussione la loroqualificazione. Il CT si indigna ma decide di sfruttare l'episodio raccontandolo ai suoi giocatori, fornendogli così un'ulteriore motivazione per dare tutto quello che hanno in campo. Il Brasile, talmente convinto della propria superiorità da non voler schierare Leonidas, preservandolo per Parigi, propone un gioco funambolico, fa la partita ma non riesce a portare pericoli importanti per la porta difesa da Olivieri. Al 51' passa l'Italia con una rete di Colaussi; passano pochi minuti e Piola, lanciato da Meazza, viene atterrato in area, è rigore. Trasforma "Balilla", tirando mentre con la mano si tiene sù i calzoncini con l'elastico rotto. L'Italia resta chiusa dietro e fa girare palla per portare a casa il risultato; il gol verdeoro, segnato nel finale dall'oriundo italiano Romeo, è buono solo per le statistiche. Si va a Parigi...in treno! Magra consolazione per il Brasile il terzo posto finale, ottenuto battendo nella 'finalina' 4-2 la Svezia. Con sette reti in tre gare giocate, Leonidas è il capocannaniere.

19 giugno 1938, Stade Olympique de Colombes, Parigi. Finale del terzo Campionato del Mondo.
ITALIA: Olivieri; Foni, Rava; Serantoni, Andreolo, Locatelli;
Biavati, Meazza, Piola, Ferrari, Colaussi. Allenatore: Pozzo
UNGHERIA: Szabo; Polgar, Biro; Szalay, Szucs, Lazar; Sas,
Vincze, Sarosi I, Zsengeller, Titkos. Allenatore: Schaffer
Arbitro: Capdeville (Francia)

In molti ritengono che la vera finale del Mondiale l'Italia l'abbia già vinta con il Brasile. In effetti, nonostante i frequenti confronti, gli azzurri non perdono con i magiari da addirittura tredici anni. L'elemento di spicco è Gyorgy 'Giorgio' Sarosi, campione italo-ungherese del Ferencvaros. Due gol in avvio, uno per parte: a Colaussi risponde Tiktos. Poi gli uomini di Pozzo prendono piede e fanno valere la maggiore caratura raddoppiando con Piola e allungando con la seconda rete di Colaussi. Nella ripresa Sarosi riapre momentaneamente la gara con il punto del 3-2; ci pensa Piola con un destro al volo a chiudere il discorso all'82'. Ancora una volta in cattedra c'è il "Balilla" Meazza, leader assoluto in campo e autore di due assist.
Il 20 giugno'38 'La Gazzetta dello Sport' titola: "Apoteosi dello sport fascista nello stadio di Parigi - Strepitosa vittoria della squadra italiana nel campionato mondiale di calcio". Decisamente più realista il commento di Antonio Ghirelli: "Il secondo titolo mondiale fu, insomma, il capolavoro del contropiede; una splendida conquista difensiva, nel cui quadro Pozzo assumeva piuttosto la fisionomia di un calcistico Suvorov che quella di un Napoleone".

sabato 30 marzo 2013

Campioni del Mondo! - Storia del calcio 17° puntata


STORIA DEL CALCIO, MONDIALI 1934 VITTORIO POZZO GIUSEPPE MEAZZA



La cavalcata azzurra verso il sogno iridato.

Trionfale il match d'esordio degli azzurri, il 27 maggio a Roma: un 7-1 agli Stati Uniti che non ammette diritto di replica. Tripletta per Schiavio, due reti a testa per Meazza e Orsi e una per Ferrari. Si tratta della cinquantaduesima e ultima presenza di Virginio Rosetta in Nazionale. Insieme all'Italia passano il turno Spagna, Germania, Svezia, Austria, Ungheria, Cecoslovacchia e Svizzera; subito fuori tutte le formazioni extra-europee.
Il 31 maggio a Firenze si gioca il quarto di finale tra l'Italia e la Spagna di Ricardo Zamora Martinez, 'El Divino', leggendario estremo difensore del Real Madrid. Succede tutto nel primo tempo: vantaggio delle 'furie rosse' con Regueiro e pareggio poco prima dell'intervallo di Ferrari. In occasione del gol italiano l'arbitro Baert sorvola su una carica di Schiavio su Zamora e saggiamente (...) convalida. Nessuna rete nella ripresa e nemmeno nei due tempi supplementari. Gli italiani sferrano botte da orbi, senza che il direttore di gara si scomponga troppo. Non essendo ancora in uso la lotteria dei rigori, la sfida va ripetuta. Nonostante i 120' giocati, replay dopo solo ventiquattro ore. Pozzo cambia quattro elementi su 11 per rinfrescare la squadra; la formazione spagnola è rivoluzionata, causa i numerosi infortuni provocati dalle 'attenzioni' della difesa azzurra. L'Italia segna al 12' con Meazza e difende il risultato fino in fondo qualificandosi per la semi finale. Come già successo il giorno prima, l'arbitraggio risulta compiacente nei confronti dei padroni di casa; a tal proposito spiega il Maestro Gianni Brera: "La seconda battaglia è più furente della prima, al punto che Borel II, povero novellino, finisce per provarne qualche rimorso: sta' zitto, bocia! lo ammoniscono gli anziani. Alla guerra come alla guerra". E ancora: "L'arbitro svizzero Mercet è così comprensivo delle nostre necessità organizzative che il suo comportamento viene considerato scandaloso: la stessa Federcalcio svizzera provvederà a sospenderlo appena rientrato in patria".
Passano al turno successivo anche Germania, Cecoslovacchia e Austria. Le semifinali sono Italia-Austria e Cecoslovacchia-Germania. Italia di nuovo in campo il 3 giugno a Milano per affrontare i quotatissimi austriaci. Un'altra vittoria azzurra, ancora con il risultato di 1-0. Il gol che vale l'accesso alla finalissima viene realizzato da Enrique Guaita, attaccante italo-argentino della Roma, al 18' nel corso di una mischia su calcio d'angolo. Nell'altra semifinale prevalgono i cechi che, grazie a una tripletta di Nejedlt (capocannoniere a fine torneo con cinque realizzazioni), si impongono per 3-1 sui tedeschi. Il 7 giugno, contro ogni pronostico, la Germania supera 3-2 l'Austria e si guadagna il terzo posto finale.

10 giugno 1934, Stadio del Partito Nazionale Fascista diRoma, Finale del secondo Campionato del Mondo.
ITALIA: Combi; Monzeglio, Allemandi; Ferraris IV, Monti,
Bertolini; Guaita, Meazza, Schiavio, Ferrari, Orsi. Allenatore:
Pozzo
CECOSLOVACCHIA: Planicka; Zenisek, Ctyroky; Kostalek,
Cambal, Krcil; Junek, Svodoba, Sobotka, Nejedly, Puc.
Allenatore: Petru
Arbitro: Eklind (Svezia)

Il match si disputa di fronte a 45.000 spettatori, tra i quali un gongolante Benito Mussolini. Gara dall'elevato contenuto agonistico più che tecnico. A metà secondo tempo Puc gela lo stadio romano superando Combi dalla distanza. L'Italia accusa il colpo e rischia di capitolare pochi minuti dopo, salvata dal provvidenziale palo su cui si stampa la conclusione di Svoboda. Quando sembra che l'inaspettata disfatta sia a un passo da essere compiuta, ci pensa l'ala della Juventus Raimundo Orsi a risollevare la situazione: dribbling su Kostalek e destro che si infila alle spalle di Planicka. Si va ai supplementari. Al 7' arriva il gol del 2-1, realizzato da Angelino Schiavio, dopo un'azione costruita sull'asse Meazza-Guaita.
"Italia, l'Italia vince la Coppa Rimet". L'annuncio di Nick Carosio raggiunge ogni angolo della festante penisola.Il tecnico Campione del Mondo, dismessi in fretta e furia i panni dell’allenatore per indossare quelli del giornalista, commenta così il trionfo: “Si dirà quello che si vuole: nessuna cosa supera al mondo la soddisfazione del dovere compiuto con coscienza, con fede, con caparbia anche se necessario, con studio, con prudenza, con successo. E’ una soddisfazione profonda, intima, che compensa di tutto”.

mercoledì 27 marzo 2013

Il Campionato Mondiale del 1934 - Storia del calcio 16° puntata


STORIA DEL CALCIO, MODIALI 1934 VITTORIO POZZO



L'organizzazione della manifestazione. L'Italia di Pozzo. Le partecipanti.


L'Italia aveva ottenuto il diritto ad organizzare la seconda edizione dei Campionati del Mondo nel 1932, nel corso del congresso FIFA tenutosi a Stoccolma. Vincente la capacità di mettere a disposizione stadi architettonicamente validi, potenziati o addirittura costruiti per l'occasione dal regime. Otto le città coinvolte: Bologna, Genova, Firenze, Milano, Napoli, Roma, Torino e Trieste; tutta un'altra musica rispetto al Mondiale uruguayano, interamente giocato a Montevideo.
Gli azzurri non godono della qualificazione d'ufficio come paese ospitante, ma devono giocarsi la partecipazione in uno spareggio con la non irresistibile Grecia. La gara arriva dopo la pesante sconfitta (4-2) subita in Austria contro il 'Wunderteam'. La figuraccia rimediata con gli austriaci scatena le ire della stampa sportiva e convince Pozzo a rinverdire la sua squadra, 'facendo fuori' tra gli altri il trio 'Combi-Rosetta-Caligaris'; i tre senatori bianconeri salteranno la Grecia e non verranno mai più schierati tutti insieme. A Milano, nonostante una prestazione che non viene ricordata come una delle più scintillanti, l'Italia sbriga la pratica greca con un secco 4-0.
La preparazione italiana viene svolta in due sessioni: la prima all'Alpino (sopra Stresa sul Lago Maggiore) e la seconda a Roveta, paesino nei pressi di Firenze. Pozzo viene coadiuvato da due tecnici inglesi: l'arcinoto William Garbutt e il mister giallorosso Burgess. Durante il ritiro toscano Carlo Ceresoli, portiere dell'Ambrosiana designato titolare per la competizione, s'infortuna colpito da un violento tiro di Arcari. L'episodio spinge Pozzo a ripescare Combi, che già si stava godendo il meritato riposo avendo annunciato il suo ritiro.
Ecco la lista definitiva dei convocati, redatta al termine di una lunghissima selezione, degna degli odierni 'talent show': 
Portieri: Giuseppe Cavanna (Napoli), Gianpiero Combi (Juventus), Guido Masetti (Roma).
Difensori: Luigi Allemandi (Ambrosiana-Inter), Umberto Caligaris (Juventus), Eraldo Monzeglio (Bologna), Virginio Rosetta (Juventus).
Centrocampisti: Luigi Bertolini (Juventus), Armando Castellazzi (Ambrosiana-Inter), Attilio Ferraris (Roma), Luis Monti (Juventus), Mario Pizziolo (Fiorentina), Mario Varglien (Juventus).
Attaccanti: Pietro Arcari (Milan), Felice Borel (Juventus), Attilio Demaría (Ambrosiana-Inter), Giovanni Ferrari (Juventus), Enrique Guaita (Roma), Anfilogino Guarisi (Lazio), Giuseppe Meazza (Ambrosiana-Inter), Raimundo Orsi (Juventus), Angelo Schiavio (Bologna).
Le convinzioni tattiche del CT? Sempre, comunque e irrinunciabilmente il 'Metodo', detto anche 'WW', o più semplicemente in numeri 2-3-2-3. Si tratta di uno schema che esalta il contropiede, basandosi sostanzialmente su una difesa che nominalmente è composta da due uomini ma in realtà ne impegna cinque, uno dei quali, il cosiddetto centromediano metodista, ha la dichiarata missione di lanciare lungo verso l'attacco appena la palla viene recuperata. Non siamo ancora di fronte al buon catenaccio all'italiana, ma la strada è quella...
Sarà un Mondiale al quale la stampa darà una rilevanza senza precedenti: 275 testate giornalistiche presenti, provenienti da 29 nazioni diverse. Principe dei radiocronisti il mitico Nicolò Carosio, che a soli 27 anni ha la responsabilità di raccontare all'Italia tutta l'avventura degli azzurri attraverso i microfoni dell'EIAR (antenata della RAI).
Trentadue le formazioni iscritte alle qualificazioni: ventidue europee, otto americane, un'asiatica e un'americana. Oltre alla conferma dell'assenza inglese, da sottolineare il forfeit dei campioni in carica dell'Uruguay che, come per l'Italia nel 30', vengono forse dissuasi dalla prospettiva di una trasferta troppo onerosa, oltre che dal deciso ridimensionamento della squadra celeste per via delle naturalizzazioni di molti dei migliori calciatori da parte di Italia e Spagna. Sedici le partecipanti alla fase finale: Argentina, Austria, Belgio, Brasile, Cecoslovacchia, Egitto, Francia Germania Italia, Olanda, Romania, Spagna, Stati Uniti, Svezia, Svizzera e Ungheria. La formula scelta è la più spietata possibile: solo gare ad eliminazione diretta, a partire dagli ottavi di finale; quattro vittorie consecutive per alzare la Coppa, senza possibilità di errore.